GEAPRESS – Nei giorni scorsi si è dato ampio risalto al ritrovamento di un leoncino sequestrato dalla Polizia Stradale di Palmanova (UD). Il piccolo Simba (questo il nome che gli è stato dato) è sbucato fuori da un furgone, anzi: il piccolo Simba (nella foto della Polstrada di Palmanova) è sbucato fuori da un trasportino per gatti (nella foto) dove era tutto pigiato a sua volta dentro un furgone con tre cittadini bulgari. Era solo soletto, senza il Re Leone Musafa e la Regina Sarabi. Le leonesse, che provvedono da sole alla crescita dei piccoli, completano il loro svezzamento non prima di sette mesi. Simba aveva forse poco più di due mesi. Simba è ora momentanemaente ospite presso un centro di recupero di Gorizia, ma è proprio di queste ore l’incredibile notizia che il piccolo leone verrà portato in un luogo ricollegabile ad un prestigiatore che utilizzava nei suoi spettacoli grandi felini e che ora, in provincia di Venezia, si fa pagare per entrare nelle gabbie con gli animali.

L’ultimo Simba è molto conteso. E’ girata la voce che a rivendicarlo sia stato un circo, ma le cose non stanno esattamente così. La Legge italiana consente ai circhi di continuare a detenere i leoni, previa autorizzazione degli Uffici Territoriali del Governo. Chi si è fatto vivo con la Polstrada è un signore molto vicino ai circhi, sebbene non ne possieda uno. Per la Polstrada, però, la cosa rilevante è che il piccolo Simba viaggiava in barba alla normativa sui trasporti degli animali. Inoltre i leoni sono per legge “pericolosi” e questo importante particolare avrebbe già dovuto impedire il viaggio. Come se ciò non bastasse il piccolo Simba, liberato dalla claustrofobica scatoletta, mostrava varie escoriazioni tra cui una visibile anche nelle foto, proprio sul naso. Ma chi è, se c’è, lo zio Scar?

L’iniziale destinazione di Simba, secondo la Polstrada, era comunque il circo dove avrebbe soddisfatto il gongolante genitore spettatore orgoglioso di mostrare, sul comò di casa, la foto del proprio bimbo con allegato pupazzo Simba. Non è la prima volta. Un altro leone (nella foto) venne sequestrato da Guardia di Finanza e Corpo Forestale dello Stato nel gennaio 2009 nei pressi di un circo attendato a Viareggio.

 Anche in questo caso il circo non era responsabile, ma la pertinenza del leonicino si scopri essere di alcuni fotografi. Finanza e Corpo Forestale tennero nascosta la notizia, visto che il piccolo felino aveva un fratellino il quale, imbarcatosi a Livorno, si diresse suo malgrado verso Palermo, dove trovò altri due circhi, anche loro non proprietari dell’animale. La Forestale lo attese lì, per sequestrarlo. I Forestali (furono coinvolti i Nuclei Cites di Roma, Firenze e Palermo) nel comunicare il buon esito dell’operazione Simba, dissero che tutto partiva a sua volta dal sequestro di due leonesse, avvenuto l’anno prima nel Lazio. I due leoncini sequestrati in Italia si trovano oggi nel Centro Ricerche e Tutela Fauna Esotica e Selvatiche di Monte Adone, vicino Sasso Marconi (BO) che ospita animali posti sotto sequestro dallo Stato.

Vediamo di capire come stanno le cose. Il sequestro operato a Viareggio e Palermo venne inutilmente impugnato da uno studio legale romano il quale prese le difese di una Società con sede legale a Prato, presso la residenza del suo amministratore. La società è specializzata in servizi fotografici, ed in particolar modo nel settore dei circhi e parchi divertimento. Organizza inoltre essa stessa spettacoli con utilizzo di animali, sia in Italia che all’estero. Più esattamente l’attività della Srl in questione comprende i servizi fotografici e la ricerca di numeri ed attrazioni per circhi e parchi divertimento. Secondo lo studio legale della società, sono addirittura diversi i circhi italiani che richiedono i servizi della srl di Prato, ossia la possibilità di scattare fotografie con “pupazzi o animali vivi” all’interno della struttura circense.

 Tale aspetto spiega come il proprietario possa essere definito una persona “estranea” ad un circo anche se opera nel loro ambito, tanto che sono i circhi stessi a richiederne le prestazioni. In un primo tempo girò la voce che i due leoncini della prima operazione Simba, fossero in realtà quattro, nati in Francia, transitati dal Belgio e documentati per l’invio in Italia, Turchia e Polonia. Lo studio legale, però, ebbe a precisare che la società da lui difesa aveva acquistato tre leoncini da destinare all’italiano circo Florilegio attendato in Iran e destinati, nell’attesa del trasferimento nel paese asiatico, al Circo Colyseum a Brescia, al Circo della Sig.ra Franca Rossi a Viareggio ed al Circo Errani a Palermo.

Quest’ultimo passo è la sintesi della intepretazione difficilmente condivisibile operata dallo studio legale. I circhi, assieme agli zoo, sono autorizzati alla detenzione degli animali pericolosi. La società di Prato li acquista regolarmente e li trasferisce in una struttura che sebbene non li possieda è però autorizzata alla detenzione della specie. La Società, però, non è autorizzata alla dentenzione. Applicando lo stesso principio, io privato detentore posso andare all’estero ad acquistare un velenoso cobra (pericoloso, per legge, tanto quanto il leone) e portarmelo in giro per l’Italia facendolo affacciare tra zoo e circhi autorizzati.

Alla fine di questa storia, però, rimane indefinito l’eventuale presenza del maligno zio Scar i cui pochi e rari fotogrammi potrebbero senza colpa nascondersi nei cavilli interpretativi di una legge per noi, a dire il vero, troppo chiara e forse non solo per noi, visto che i due leoni (nella foto) della prima operazione Simba, sono ancora nel Centro di Monte Adone.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).