GEAPRESS – Non si chiama proprio Sarabi ma è pur sempre reale. Sissi (nella foto), la più anziana dei Simba d’Italia strappata dagli interessi dei fotografi di spiaggia prima, ed ora da un circo, si è arrabbiata. Basta con gli interessi commerciali imposti sulla testa di Simba. Anche per lei, per la principessa Sissi, la vita sembrava infelice, ma a differenza della “collega” imperiale austro ungarica, è stata salvata dal Corpo Forestale dello Stato che l’ha affidata anni addietro al Centro Tutela e Ricerche Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone (BO).

Simba, salvato invece dalla Polstrada di Palmanova (vedi articolo GeaPress) gioca ora in un grande prato (nella foto). I volontari del Centro Recupero Fauna in difficoltà di Gorizia ogni giorno pensano a lui, rapportandosi con il Centro di Monte Adone. Simba ha finanche ricevuto la visita del Prefetto di Gorizia mentre il Presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, si è subito opposto al trasferimento del leoncino in un circo.

Simba venne rinvenuto pigiato dentro un trasportino per gatti (nella foto). Per il piccolo leone, all’inizio, sembrò prospettarsi la strada di un ex prestigiatore ora riapparso in una struttura in provincia di Venezia che si fa pagare per poter entrare dentro le gabbie dei grandi felini.

I volontari del Centro friulano promosso dalla Provincia di Gorizia , si sono battuti come … leoni e parrebbero avercela fatta. Ricevuto l’appoggio delle Autorità pubbliche, sono forse riusciti a riservare a Simba una situazione migliore.

GeaPress ha chiesto a Damiano Baradel, gestore del Centro Recupero di Gorizia, notizie sul leoncino.

BARADEL – Sta benissimo. Gioca, si riposa, mangia. Sembra felice. A noi piacerebbe tenerlo. Non è solo perché ci siamo affezionati, sarebbe un egoismo, ma lo osserviamo ogni giorno felice di correre nei prati, venirci incontro, voler giocare. Certo – ha aggiunto Baradel – occorre essere autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, costruire una struttura adatta, noi vogliamo continuare a crederci. Speriamo. Di certo vi è un gran bisogno di aree idonee ad ospitare questi animali. Contiamo sull’aiuto della Provincia di Gorizia che finora ha sostenuto e incoraggiato la nostra attività.

GEAPRESS – Quali animali ospita il vostro Centro?
BARADEL – Appartengono prevalentemente alla fauna selvatica autoctona. Rapaci, piccoli uccelli, caprioli, tassi e molti altri. Quando, per gli uccelli, avviene il giorno della liberazione, viene sistemato nella zampa un anellino di riconoscimento. Corrispondono ad un codice internazionale. Pensi che uno di essi è stato rintracciato da un ornitologo a San Pietroburgo. Per noi è stata una notizia bellissima.

GEAPRESS – Quanti animali ospitate ogni anno?
BARADEL – Il numero oscilla, in funzione delle emergenze. Siamo arrivati ad ospitare fino a 700 animali e per poco meno di tre quarti riusciamo a recuperarli totalmente, ovviamente avvalendoci di personale qualificato, e liberali.

GEAPRESS – Ed il leone?
BARADEL – Certo, tutto potevamo immaginare. La nostra è una struttura molto grande. Sono 15 ettari. Saremmo felicissimi di poterlo ospitare. Il leoncino ci sta facendo capire molte cose. Vederlo rinchiuso in un trasportino, con il naso ferito. Pensare alla vita che avrebbe fatto. Possibile che ancora c’è che vuole farsi fotografare con un leoncino tipo peluche? Nella nostra struttura il pubblico non è ammesso. Non siamo uno zoo. Facciamo solo concordate visite guidate con le scolaresche. Solo all’inizio, quando ci hanno consegnato il leoncino, c’erano i giornalisti. Ma ora vive tranquillo ed ha un enorme prato dove giocare. Di sicuro in Italia ci sarebbe bisogno di aree dove accogliere questi animali.

Il problema di luoghi idonei dove ospitare animali esotici, esiste ed è … un grosso problema. Nel nostro paese vi sono animali sequestrati ai circhi ed affidati a strutture zoologiche a loro vicine. Per non parlare dei casi nei quali vengono affidati agli stessi circhi. Vi sono poi molte strutture commerciali di zoo a cui sono stati affidati animali sequestrati a trafficanti. Di fatto, i Centri specificatamente riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente per accogliere animali sequestrati, sono solo tre. Uno è di riferimento per i rettili mentre gli due accolgono anche grossa fauna esotica, tra cui tigri e, nel caso del Centro di Monte Adone, anche molti altri grandi animali, tra cui i felini ivi compresi i leoni.

GeaPress ha posto alcune domande alla dott.ssa Mirka Negrini, Direttrice del Centro di Monte Adone.

GEAPRESS – Dott.ssa Negrini, quanti leoni ha finora ospitato il vostro Centro?
Dott.ssa NEGRINI – In tutto sono dodici. Sono sequestrati dallo Stato ed affidati a noi.

GEAPRESS – Quale la provenienza?
Dott.ssa NEGRINI – Sono stati sequestrati ai fotografi. Prima ai fotografi di spiaggia, ora soprattutto a quelli che operano in prossimità dei circhi. Ad ogni modo il primo leone, in effetti, fu rinvenuto abbandonato alla fine della stagione turistica dentro una cassa di legno nei pressi del fiume Marecchia, a Rimini. Era il 1991. Fu sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato. Poi ne arrivarono altri, tra cui la “vecchietta” che ancora ospitiamo. Sissi visse a lungo con Kim, altro leone dei fotografi. E’ l’unico che ci è morto. Lo colpì un brutto male e purtroppo non ci fu molto da fare. Agli altri, dopo mille ricerche, siamo riusciti a trovare diverse sistemazioni. Tutte valutate una per una.

GEAPRESS – Sono strutture italiane?
Dott.ssa NEGRINI – No, sono andati all’estero. Gli animali vengono sequestrati dallo Stato ed a noi affidati. Non è semplice separarci da loro, ma questa è la situazione.

GEAPRESS – Certo che se tutte la categorie commerciali avessero categoricamente bandito l’uso di questi animali…
Dott.ssa NEGRINI – Per i privati detentori vige il divieto. Altri, come i circhi, possono continuare a detenerli.

GEAPRESS – Infatti questi leoni non si sequestrano proprio ai circhi ma ai fotografi che lavorano nei pressi. Un anno e mezzo addietro vi sono così arrivati Kuma e Kora (nella foto al momento dell’arrivo).
Dott.ssa NEGRINI – Si, erano proprio molto piccoli. Vennero sequestrati a Palermo e Livorno. Sono fratelli.

GEAPRESS – L’avvocato difensore della ditta di fotografie, addirittura pubblicò il nome dei circhi ai quali erano diretti. Un leoncino finì pure ad un circo in Iran.
Dott.ssa NEGRINI – A noi arrivarono Kuma e Kora. Ora sono due bei leoni di un anno e mezzo (nelle foto: Kuma a destra del tronco, Kora vicino la roccia). Stanno in una nuova area di ottocento metri quadrati …

GEAPRESS – Le linee guida sui circhi prevedono pochi metri quadrati ..
Dott.ssa NEGRINI – Noi non teniamo neanche un piccola volpe in pochi metri quadrati. Stiamo con gradualità cercando di fare avvicinare Sissi, ma ci vuole pazienza. Ormai sono quasi venti anni che abbiamo leoni e sappiamo come fare. Ognuno ha il suo carattere. Ogni animale va rispettato ed evitato ogni stress. La nostra non è una struttura aperta al pubblico. Con tutte le precauzioni dovute, accettiamo concordate visite di scolaresche e pochissime altre. Pensi che Kuma e Kora sono stati per molto tempo impediti ad ogni contatto, anche visivo, con estranei. Ora hanno un bel prato. Mi fa molto piacere vederli in una struttura ovviamente recintata, ma che da loro molto spazio. Li dovrebbe vedere correre e giocare.

GEAPRESS – E il piccolo leone sequestrato a Palmanova?
Dott.ssa NEGRINI – Avremmo la disponibilità. Aspettiamo le disposizioni del Magistrato. A volte sembra non dovere finire mai. Ne recuperiamo uno ed arrivano richieste per altri. Che peccato. Sono animali così belli, c’è chi ha il carattere più forte, altri più dolce. Ognuno ha una sua dignità, la sua natura.

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