GEAPRESS – I filmati degli elefanti picchiati all’interno di uno dei più famosi circhi inglesi, il Mary Chipperfield, fecero il giro del mondo. A documentare il tutto fu Animal Defenders International, che riuscì ad inchiodare innanzi la giustizia i circensi con la spranga facile. Tra gli elefanti torturati vi era Rhanee, catturata negli anni settanta in Tailandia. Contrariamente a quando comunicato più volte sia dai circhi che dalle loro organizzazioni di categoria (anche italiane), tutti gli elefanti provengono dalla vita selvaggia. Siano essi appartenenti alla specie indiana che a quella africana. Rhanee ha avuto la vita costellata di vendite e cessioni tra numerosi zoo ed una infinità di circhi. Anche dopo lo scandalo del Mary Chipperfield, e successiva condanna, l’elefantessa venne venduta senza tanti clamori ad uno zoo spagnolo di Parques Reunidos, una delle due multinazioni iberiche del divertimento con animali in cattività. Parques Reunidos, tra l’altro, è l’attuale proprietaria di Mirabilandia.

Quando ADI la rintracciò, ebbe a constatarne i gravi problemi artritici. L’Associazione animalista riprese così ad occuparsi di lei sperando di riuscire a trasferirla in una struttura idonea in California. Improvvisamente, però, lo zoo spagnolo la vendette ad una struttura polacca, dove, pochi giorni addietro, è stata eutanasiata all’età di 41 anni per problemi epatici. Fine di un animale dell’industria zoo, sia essa itinerante che da divertimento (sic!) stabile.

Altro continente ed altra storia. A denunciare il tutto è ancora ADI. L’elefantessa, anch’essa di specie asiatica, ha 54 anni e dovrebbe chiamarsi Sarah. Durante la tournèe in California è drammaticamente stramazzata in terra durante una delle fasi che precedono il trasporto in treno. Secondo Peta, trattasi dello stesso elefante al centro di una polemica che ha visto animalisti e circensi sballottarsi accuse e smentite di mancate cure di una grave infezione. Il circo in questione, manco a dirlo, è il famosissimo Ringling Bros and Barnum & Bailey, più volte al centro di aspre polemiche sul trattamento degli elefanti, ben documentate dagli animalisti americani anche con l’ausilio di telecamere nascoste.

Nel frattempo, la probabile estinzione degli elefanti nei circhi, inesorabilmente si avvicina. Nonostante gli sforzi di alcuni zoo, la riproduzione dei pachidermi in cattività non va granchè bene. Pochi esempi e spesso seguiti da veloce morte. Il divieto di importazione di elefanti appartenenti alla specie asiatica riduce, poi, il rimpinguamento della popolazione in cattività con prelievi in natura. Questo salvo episodi di contrabbando. Sembra difficile, con un animale grande e grosso come l’elefante, ma in effetti vi sono più esempi al mondo, tra cui uno in un circo marchigiano. Venne trovato, non molti anni addietro, in possesso di due elefanti indiani illegalmente importati. In tournèe nella penisola arabica, li aveva acquisiti barattandoli con degli orsi.

La specie africana, invece, è solo parzialmente protetta, essendo possibile abbatterla in più paesi soprattutto dell’Africa australe. Gli ultimi elefanti acquisiti dai circhi anche italiani, tra cui il Moira Orfei ed altri, provengono proprio dall’Africa. Se riesce a chiudersi anche questo rubinetto di vite selvatiche, gli elefanti nei circhi prima o poi saranno solo un ricordo.  

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