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GEAPRESS – Una situazione particolare quella che ha portato alla morte di un noto cacciatore professionista che, per conto di una ditta di caccia con sede in Zimbabwe ed in Texas, accompagnava gli armati ad uccidere fauna esotica africana.

Il grosso maschio che ha caricato, era probabilmente in must. Si tratta di fenomeno particolare che colpisce i maschi  nel periodo della riproduzione. Una superproduzione di testosterone (fino a sessanta volte superiore alla norma) che rende questi animali più pericolosi del solito.

Il messaggio della morte del cacciatore è stato diramato stamani dalla stessa ditta di safari. E’ rimbalzato subito nei principali forum di cacciatori africani e statunitensi. A quanto sembra si trattava di una persona di lunga esperienza.

Secondo una prima ricostruzione, fornita dalla stessa ditta di caccia, il cacciatore stava guidando alcuni clienti. Sembra che il gruppetto fosse sulle tracce dell’elefante da almeno cinque ore. Presa una pausa, il cacciatore ha consigliato al cliente di riposarsi, tentando assieme ad un suo lavorante di avvicinarsi all’elefante. A circa 50-100 metri dal pachiderma, è iniziata improvvisa la carica. E’ partito così un primo colpo ma l’elefante è riuscito a raggiungere il cacciatore ed ucciderlo.

Nei siti di caccia sono così apparsi molti messaggi di cordoglio e vicinanza per i familiari del cacciatore. Su Africa Geographic, che per prima ha diffuso la notizia ai media, i commenti dei lettori sono però diversi. Il primo, ad esempio, così esplicita: “I hope the elephant is ok”.

La Convenzione di Washington, sul commercio di specie minacciate di estinzione, consente allo Zimbabwe di uccidere ogni anno centinaia di elefanti, duecento coccodrilli oltre che il prelievo (vivi o morti) di 50 sempre più rari Ghepardi. Bufali, gazzelle ed altri animali non “tutelati” dalla Convenzione sono comunamente uccisi dai numerosi cacciatori autorizzati dal Governo. I clienti, sono in genere cacciatori occidentali.

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