GEAPRESS – E’ arrivata in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, non senza sorprendi novità, l’interpellanza n 2-01766 a firma dell’On.le Ceccacci Rubino ed altri trenta parlamentari PdL, in merito agli incidenti di caccia (vedi articolo GeaPress e interpellanza). L’atto prende spunto dai casi mortali che hanno riguardato due bambini in provincia di Trapani e Nuoro. Solo la cima di un iceberg, per i parlamentari firmatari, che vede ogni anno allungarsi la lista di incidenti, anche mortali. La causa sarebbe da ricercare nella “scarsa preparazione dei cacciatori“, oltre che nell’età media sempre più avanzata e di conseguenza abilità fisiche “sempre più declinanti“. Se a ciò si aggiunge l’enormità del territorio nazionale riservato ai cacciatori, oltre che alcune prerogative del nostro paese (come quella di potere entrare, anche scavalcando recinzioni, in terreni privati che non siano fondo chiuso) ne viene fuori un quadro proccupante che richiederebbe un intervento di massima urgenza da parte del Governo.

L’ETA’ DEI CACCIATORI E’ SCONOSCIUTA ALLE FORZE DI POLIZIA
L’Esecutivo, nel corso della riunione della Commissione dello scorso 13 dicembre, ha ora risposto tramite il Sottosegretario di Stato per l’Interno prof. Saverio Ruperto. Il Sottosegretario, facendo altresì riferimento a quanto comunicato dal Ministero dell’Ambiente e dell’Interno (ovvero due dei tre Ministeri ai quali si era rivolta l’On.le Ceccacci Rubino) riferisce di condividere “la preoccupazione e la necessità di una maggiore attenzione, sia durante l’attività venatoria che sia per la custodia delle armi“. Circa l’età media dei cacciatori, l’affermazione del Governo è però sconfortante. Questo a  dimostrazione, forse, della poca attenzione riservata dal legislatore nel fornire metodi e mezzi significativi alle stesse forze di polizia. Secondo il Sottosegretario Ruperto “nessuna delle banche dati in uso alle forze di polizia è in grado di elaborare dati sull’età media dei cacciatori“. Ad ogni modo, dalla risposta del Sottosegretario, si potrebbe evincere che i cacciatori (come da molti sostenuto) stanno invecchiando. Questo perché “il numero delle licenze di porto di fucile per uso di caccia rilasciate o rinnovate in Italia è rimasto negli ultimi anni sostanzialmente stabile, attestandosi intorno alle 800 mila unità“.  Un settore che non si evolve, insomma.

Ad ogni modo, il Sottosegretario ricorda un decreto legislativo del Ministero dell’Interno, risalente al 2010, il quale ha previsto un altro Decreto legislativo ancora da concordarsi con il Ministero della Salute. Solo quando verrà formulato “saranno ridisciplinate le modalità di accertamento dei requisiti psico-fisici per l’idoneità all’acquisizione, alla detenzione ed al conseguimento di qualunque licenza di porto d’armi, compresa quella per uso di caccia“. E dire che la proposta del Governo, poi ritirata, di ridurre la durata dal porto d’armi uso caccia (oggi incredibilmente valido per ben sei anni) aveva sollevato un vespaio di polemiche.

LE SPECIE PROBLEMATICHE TUTT’ORA INTRODOTTE PER I FINI VENATORI
Ed i cacciatori autorizzati a sparare alle specie cosiddette problematiche anche nei mesi non considerati per l’attività venatoria?  Il “metodo cruento“, vale in Italia solo  in subordine   all’inefficacia dei metodi incruenti. Un fatto, questo, che non mancherà di sollevare polemiche tra le associazioni che vedono invece nei selecontrollori una sorta di scappatoia per la libera caccia. Il tutto, vale la pena ricordare, riferito nella stessa  Commissione Agricoltura che vuole approvare una legge per potere uccidere anche i presunti problematici lupi, orsi ed aquile (vedi articolo GeaPress). Su dove e quando sono stati adottati i metodi incruenti, non viene fornito, però, alcun particolare.

Per non parlare degli ungulati, come ad esempio i cinghiali e le altre specie problematiche, che continuano però ad essere immessi per scopi venatori.  Il Governo ne è a conoscenza. Per i cinghiali, riferisce il Sottosegretario, è però “al vaglio del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali, una proposta di modifica della normativa vigente nella quale verrebbe previsto il divieto di immissione di cinghiali sul territorio“.

E per l’immissione di tutte le altre specie cosiddette problematiche? Niente, anche se, dice sempre il Sottosegretario, l’ISPRA (ovvero l’organo tecnico incaricato dallo Stato alla risoluzione dei problemi relativi alla gestione della fauna) “sconsiglia l’immissione di selvaggina problematica, anche se cacciabile, che potrebbe arrecare nocumento alla biodiversità“.

In ultimo, circa la facoltà data ai cacciatori di entrare nei terreni privati, ci sono proposte in Parlamento, dice sempre il Sottosegretario Ruperto.

In sintesi, parrebbe di capire, c’è motivo di preoccuparsi ma continuiamo a stare a guardare.

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