GEAPRESS – I fatti risalgono al febbraio 2007, quando il NIRDA (Nucleo Investigativo sui Reati in Danno agli Animali) sequestrò 1200 metri quadrati di bosco nei pressi di Civitella D’Agliano (VT) occupato abusivamente da un canile con 44 cani. Gli animali vennero trovati alloggiati in cucce costruite con materiali di fortuna e tutti tenuti ad una corta catena di circa un metro. Condizioni di privazioni che li avrebbero costretti finanche nei minimi movimenti. Nei pressi dei luoghi, pure una gabbia trappola, vietata dalla legge, già armata ed attrezzata con un’esca di carne. I proprietari dei cani erano parte dei componenti di una nota squadra di caccia al cinghiale di Civitella. Tra essi pure il Presidente della squadra.

Di Decreto penale di condanna neanche a parlarne. Quell’ignominia di essere accusati di maltrattamento e inidonee condizioni di detenzione andava tolta. La vicenda, del resto, fece molto scalpore e finì sulle prime pagine dei giornali locali e non solo. La difesa, nel corso del dibattimento, puntò molto sul fatto che i cani non presentassero ferite e che fossero tutti ben alimentati. Ieri la condanna. 5000 euro di ammenda. Lo riferisce il quotidiano Tuscia Web, il quale riporta non solo la tesi sostenuta dal difensore ma annuncia anche come quest’ultimo farà ricorso in appello dal momento in cui non vi erano ferite a seguito della corta catena.

Bisognerà leggere le motivazioni della condanna per capire il motivo per il quale i cacciatori hanno perso, ma giova ricordare come, sia per le inidonee condizioni che per il maltrattamento, valgono condotte in grado di procurare patimenti non solo fisici ma anche psichici. La prima sentenza che rivoluzionò in tal senso il concetto di maltrattamento è ormai antica, ed ha avuto nel tempo pieno riconoscimento giurisprudenziale nelle sentenze della Corte di Cassazione. Ai tempi di quella sentenza, esistevano ancora la preture. Venne emessa ad Amelia, in provincia di Terni, a pochi chilometri da Civitella D’Agliano.

L’avvocato difensore ha già annunciato ricorso in appello. Considerato che i fatti sono successi all’inizio del 2007, la prescrizione è dietro l’angolo. I cacciatori potranno nel caso dire di non essere mai stati condannati.

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