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GEAPRESS – Si può fare vigilanza venatoria senza arma? Secondo cinque associazioni venatorie attive con proprie sedi nella provincia di Messina e l’Ente Produttori Selvaggina, parrebbe proprio di no. Con una piccata nota, viene infatti sottolineato come la Vigilanza Venatoria Volontaria sarebbe stata colpita da un “virus” denominato “gelosia della foresta”. All’origine di tutto ci sarebbe una nota della Questura di Messina che, sempre a detta delle associazioni, sarebbe stata inviata su “pressione  del Corpo Forestale di Messina”. Nella nota si farebbe riferimento ad una circolare del 2013 con la quale è stato fatto divieto alle Guardie Venatorie Volontarie dell’uso delle armi per difesa personale “durante il servizio di Vigilianza Venatoria, nonostante il possesso di regolare porto di fucile uso caccia“.

Le associazioni chiedono ora un chiarimento per quello che viene definito un accanimento per una categoria peraltro in minoranza, considerato il blocco delle  Commissioni di esami. Condizioni, queste, che a breve potrebbero determinare la fine della Vigilanza Venatoria anche alla luce del fatto che l’Assessorato regionale competente non concederebbe più fondi. Ad ogni modo a mancare sarebbe ora “il fattore di sicurezza personale che l’utilizzo delle armi può conferire” alle Guardie.

A firmare l’appello sono i Presidenti provinciali dell’Ente Produttori di Selvaggina, Liberi Cacciatori Siciliani, Enalcaccia, Associazione Caccia e Ambiente Artemide, Caccia Pesca e Ambiente, Associazione Nazionale Libera Caccia.

Secondo le Associazioni “con la crisi che ha complicato la vita di molte famiglie, comprese quelle dei cacciatori, non è raro infatti imbattersi in bracconieri che commercializzano la carne di cinghiale o maiale come verificato da un sequestro avvenuto nei Nebrodi ad opera della Polizia di Stato. Diffusa inoltre la pratica di utilizzare il porto d’armi uso sportivo per l’attività venatoria al fine di evitare il pagamento delle tasse“.

Nella nota delle associazioni venatorie e dell’Ente Produttori Selvaggina si fa inoltre presente “l’uso da parte dei pregiudicati di fucili presi in prestito da amici compiacenti o addirittura di fucili con matricola abrasa per l’abbattimento anche di specie particolarmente protette come verificato dal NOA del Corpo Forestale“. Vi sono poi i problemi legati all’uccellagione, l’uso di richiami elettroacustici oltre che vari aspetti di natura ambientale come le discariche.

Dunque, sempre secondo le associazioni venatorie, le Guardie non vanno “disarmate”. Ne verrebbe meno la stessa sicurezza nel corso delle attività svolte a tutela del patrimonio indisponibile dello Stato.

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