GEAPRESS – Una traccia in particolare, quella che ha portato alla denuncia dei responsabili di un ristorante del vicentino, trovato in possesso di decine di uccelli appartenenti a specie protette. Una informazione che è stata ben valorizzata dal lavoro congiunto messo in campo dal Coordinamento Protezionista Vicentino. Una realtà che ormai da alcuni anni vede ben cooperare volontari dell’ENPA, WWF, LAC, movimento UNA, LAV e LIPU.

Poi, dopo un primo briefing tra soci LIPU ed ENPA, arriva il lavoro congiunto con la Polizia Provinciale. Sta di fatto che quando i tre denunciati si sono trovati innanzi le Guardie Zoofile e la Polizia Provinciale non hanno detto niente ed hanno subito chiamato il loro avvocato.

Decine di pettirossi, spioncelli, verdoni, pispole, prispoloni, capinere, passere scopaiole, una trentina di migliarini di palude, tutti uccellini appartenenti a specie protette. Uno status ribadito sia dalla legislazione nazionale che internazionale. A tutelarli, infatti, è anche la Convenzione di Berna. Eppure erano tutti nel ristorante, per finire intervallati a pezzi di maiale a scolare (forse le viscere, secondo la tradizione locale) nella “leccarda“. Su tale oleoso accumulo, si stende poi la polenta. Sopra di questa gli uccellini arrosto. Secondo gli inquirenti sarebbero 50 le cene a base di “spiedi“. Più o meno due a settimana.

Colti con le mani nel sacco, ovvero in pieno orario di attività. Intorno alle 22.00 con una operazione di polizia che è proseguita fino a notte inoltrata. Altri uccellini dovevano però già essere finiti nelle pance di incauti avventori, visto che nella parte retrostante del locale sono stati trovati le spiumate. Un sacco intero, pieno di piume e penne, tra le quali quelle di lucherino (altra specie protetta) non rinvenuta tra gli animali del ristorante.

Chissà il piombo. Pochi grammi di uccelletto contro le decine di grammi di pallini. Questo nonostante il noto pericolo per la salute drammaticamente riportato alla luce da un recente rapporto dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che ha evidenziato gli elevati rischi (vedi articolo GeaPress).

A quanto pare i proprietari del locale, sono stati trovati mentre spiumavano innanzi agli stessi clienti. Come è possibile, si chiede ora il Coordinamento Protezionista Vicentino, che queste attività illegali fioriscano in provincia, risultando così difficile stroncarle? Per Samantha Tistoni, dello stesso Coordinamento, tali cene sarebbero infatti molto diffuse nell’intera provincia.

Il rischio, ora, è che la professionalità acquisita specie da alcuni elementi dei guardia caccia provinciali, venga dispersa con la riorganizzazione delle provincie. A temere tale fenomeno, è Renzo Rizzi, portavoce dello Coordinamento, il quale mette in evidenza i milioni di euro all’anno che, solo nella provincia di Vicenza, muoverebbe il fenomeno del bracconaggio.

Mi pare – ha riferito Renzo Rizzi – che contrastare questo fenomeno malavitoso sia il modo corretto “di fare cassa” facendo gli interessi dei cittadini”.

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