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GEAPRESS – Ancora proteste per gli abbattimenti dei piccioni programmati dalle Province. Questa volta lo “scontro”  sulla legittimità dell’intervento è avvenuto  tra gli addetti della Provincia di Vicenza e le Guardie Zoofile dell’ENPA, allertate dalle chiamate dei cittadini preoccupati.

Ad avviso delle Guardie Zoofile dell’ENPA quegli spari sarebbero stati troppo vicini alle stalle ed alle abitazioni. Cittadini che avrebbero riferito le loro rimostranze alle Guardie dell’ENPA.

I fatti sono avvenuti  lo scorso otto giugno nei pressi della risorgiva delle Maddalene. Un cittadino in passeggiata nei luoghi,  avrebbe denunciato di essere rimasto “invaso da una pioggia di pallini“. L’uomo, spaventato altresì per la presenza della figlia, si è così rivolto alle Forze dell’Ordine, denunciando, secondo quanto riportato dall’ENPA, la presenza di due soggetti che avrebbero sparato in direzione della strada. A quanto pare quella pioggia di pallini non sarebbe ricaduta solo su una singola persona ma anche su alcuni residenti.

Gli agenti dell’ ENPA avrebbero così appurato che i cacciatori agivano in forza di una determina provinciale, unitamente a un protocollo ISPRA (l’organo tecnico incaricato dallo Stato per la gestione della fauna), approvata il 3 maggio 2010 n° 525. Tale atto, riferisce l’ENPA,  permetterebbe l’utilizzo delle armi da fuoco per limitare i danni prodotti dai colombi di città.

Il protocollo ISPRA – ha dichiarato Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino –  collegato alla determina ammazza colombi, prevede in via prioritaria l’utilizzo dei metodi ecologici, prima dell’intervento cruento. Detti metodi – ha aggiunto il portavoce – si possono sintetizzare con l’evitare di lasciare cibo a cielo aperto, chiudere i fori di ingresso ai dormitori, mettere delle reti di protezione, posizionare dei cannoncini per allontanare i volatili, fino all’utilizzo di mangimi anticoncezionali“. Secondo l’ENPA questo potrebbe essere il terzo anno consecutivo che si pratica questa “aberrante inutile e pericolosa mattanza“.

Un fatto eticamente inaccettabile, sempre ad avviso dell’ENPA, ancorchè compiuto in periodo riproduttivo.

Come è possibile – riferiscono gli animalisti nel loro comunicato – mettere in atto queste attività discutibili, spendendo denaro pubblico per non avere tra l’altro un risultato, visto che ogni anno nelle stesse località si applica sempre la stessa mattanza?”. La risposta, sempre in casa animalista, sarebbe giustificata dalla presunta esigenza di impiegare i cacciatori in periodo di riposo venatorio. Un fatto che, ad avviso di Renzo Rizzi, potrebbe trovare una spiegazione nelle più volte denunciate lobby venatorie e le pressioni sugli enti locali.

Poi il risvolto giudiziario. Sarà infatti la Magistratura a giudicare  quanto denunciato. Le Guardie Zoofile, infatti, raccolte le rilevanze investigative, hanno provveduto a denunciare i presunti responsabili dei fatti di Maddalene per l’ipotesi di violazione dell’articolo 703 del Codice di Procedura Penale, ovvero “accensioni ed esplosioni pericolose”.

La Polizia Provinciale di Vicenza, contattata da GeaPress, confermando l’intervento dell’otto giugno richiesto dalla stessa azienda agricola, esclude però  che i pallini possono essere arrivati nei pressi di abitazioni, così come per la strada. L’intervento, ha aggiunto il Comandante Meggiolaro, era autorizzato e già svoltosi negli anni passati. Lo stesso intervento dell’otto giugno sarebbe stato inoltre comunicato ad altri organi di polizia. Al momento del controllo delle Guardie dell’ENPA nei luoghi erano presenti tre cacciatori autorizzati ed un Ufficiale delle Provincia.  Interventi, quelli di abbattimento dei piccioni,  richiesti da privati ed eseguiti secondo autorizzazione in deroga a tempi e luoghi, che non include però strutture diverse dal richiedente.  L’aliquota di piccioni uccisa non supera in genere il 20%.

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