GEAPRESS – A ricordare i provvedimenti anti nutria intrapresi dall’Assessore alla Caccia della Provincia di Vicenza, Marcello Spigolon, ci pensa ora il Coordinamento Protezionista Vicentino. Nel novembre 2010, esaurita la furia impetuosa dell’alluvione, il Genio Civile, con accanto l’Assessore Spigolon, imputò buona parte della responsabilità della rottura degli argini del fiume Alpone, alle povere nutrie. Da quell’evento, infatti, conseguì non solo l’allagamento di Monteforte d’Alpone, ma anche due delibere della Provincia con le quali, in fretta e furia, vennero autorizzati i cacciatori a sterminare l’odiato animale.

Sugli argini in frantumi andarono, però, anche i tecnici del Coordinamento Protezionista Vicentino che inviarono alla Procura della Repubblica di Vicenza ed a quella di Verona i risultati dei loro rilievi. Quanto appurato dal PM della Procura della Repubblica di Verona, dott.ssa Valeria Ardito, sulla base delle risultanze dal CTU del Tribunale, lascerebbe ora spazio a non molti dubbi. Cinque cause hanno determinato la rottura dell’argine di San Bonifato. Tra queste, però, non compaiono le povere nutrie nel frattempo massacrate.

Chi pagherà ora per loro e, soprattutto, che attendibilità hanno le dichiarazioni del Genio Civile? Se lo è chiesto Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino, secondo il quale, alla luce dei risvolti in Tribunale, quelle dichiarazioni sono poco più che baggianate.

Proprio a seguito di quelle dichiarazioni – riferisce Renzo Rizzi – vennero però approvate, nel dicembre 2010, le due delibere che autorizzarono l’abbattimento delle nutrie. Quei provvedimenti – aggiunge il portavoce del CPV – sono stati voluti da Spigolon“.

Gli interventi dei cacciatori, ricorda sempre Rizzi, vennero addirittura supportati economicamente. Quanto basta, pertanto, per un esposto alla Corte dei Conti. Ma c’è di più. L’esondazione avvenne in prossimità non solo dei luoghi dove erano stati compiuti lavori recenti, ma anche dove la nutria era impossibile ci fosse. Questo a causa delle protezioni in cemento armato. Di certo venne facile incolpare le nutrie che pagarono con la vita le colpe di chi si spera ora venga individuato e giudicato dalla Magistratura. Quasi un capro espiatorio che forse potrebbe avere avuto, tra i suoi risvolti, quello di evitare troppe domande sul perché di quegli argini che vennero giù.

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