GEAPRESS – Continua la campagna effettuata dalla Lac e dall’Enpa sezioni di Vicenza in collaborazione con il Gruppo di Intervento Giuridico per verificare la legittimità urbanistica e paesaggistica di numerose strutture, ad uso venatorio, realizzate in questi ultimi vent’anni: altane, torrette e capanni, utilizzate spesso abusivamente per massacrare centinaia di migliaia di animali.

Dopo i Comuni di Malo, Castelgomberto, Arzignano ed Isola Vicentina nei quali le costruzioni censite sono risultate, nella quasi totalità, completamente prive di autorizzazioni urbanistico-edilizie e paesaggistiche, si scopre che anche il nord-est della provincia non è immune da tanto scempio.

Le postazioni abusive sfuggite ai controlli sono centinaia. I volontari delle associazioni stanno passando a setaccio ogni bosco, ogni radura, ogni singolo terreno in Provincia di Vicenza e non solo, alla ricerca di queste strutture irregolari. Una volta individuate partono le denunce ovviamente anche a carico del proprietario del terreno, co-responsabile dell’abuso edilizio.

La legge prevede che per costruire strutture di questo tipo, il proprietario del fondo deve presentare il progetto al Comune ed ottenere il permesso di costruire, naturalmente la struttura deve rispettare tutti i canoni di sicurezza previsti per il suo utilizzo, considerato che a fruirne sono persone armate che si trovano anche a decine di metri da terra. Inoltre se le strutture sono situate in aree S.I.C. (Siti D’Importanza Comunitaria) e Z.P.S. (Zone di Protezione Speciale) è necessaria anche la verifica preventiva finalizzata a decidere l’eventuale successiva valutazione di incidenza (D.P.R. n. 357/1997 e D.P.R. n. 120/2003).

Anche il Coordinamento Protezionista Vicentino, ha avviato un’attività di monitoraggio sulle prealpi venete per verificare un fenomeno di compromissione territoriale ai fini venatori, che appare finora sfuggito a controlli sull’aspetto della legalità, dei valori naturalistici del territorio e dell’incolumità delle persone.

Negli ultimi casi denunciati, così come nei precedenti, sono stati interessati, oltre ai Comuni territorialmente competenti, il Ministero per i beni e le attività culturali, la Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali di Verona, i Carabinieri del G.T.A. di Treviso, il Corpo forestale dello Stato e, per gli eventuali aspetti di competenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza.

Il Consiglio regionale del Veneto, ha cercato di regolamentare il fenomeno con una legge regionale approvata l’8 febbraio 2012 con cui si prevede una nuova disciplina delle altane di caccia (tipologie costruttive in legno, altezza massima, amovibilità, assenza di autorizzazione edilizia, ecc.). Il testo definitivo non è ancora disponibile, ma già alcune preoccupazioni erano state espresse nei giorni scorsi sul fatto che la legge possa tramutarsi in una sanatoria.

Le “altane”, vere e proprie postazioni sopraelevate alte anche 20-30 metri dal suolo, sono realizzate dai cacciatori, con ferro, legno, plastica e teli, vengono costruite sia sui boschi, per la caccia ad ungulati e cinghiali, sia sui crinali dove si concentra la migrazione dei passeriformi. Decine di vecchie postazioni vengono poi abbandonate nel più totale degrado. Non più mantenute rischiano di far precipitare pezzi pericolosamente penzolanti ed arrugginiti mettendo così a rischio l’incolumità di qualsiasi ignara persona che per diletto decidesse di fare una passeggiata in collina o nei boschi.

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