GEAPRESS – Si chiamano altane e nel vicentino ve ne sono a migliaia. Veri e propri appostamenti sopraelevati, fino a venti – trenta metri di altezza, costruiti dai cacciatori che sparano alla piccola fauna alata migratoria. In massima parte sono abusivi ma nessuno interviene per abbatterli. Anzi, considerato l’enormità del fenomeno, appaiono decisamente tollerati.

A denunciare il tutto è il Coordinamento Protezionista Vicentino, il quale rileva come tali strutture siano costruite anche all’interno di aree SIC, ovvero Sito di Interesse Comunitario, secondo le direttive dell’Unione Europea. In questi casi occorrerebbero non solo autorizzazioni edilizie, ma anche specifiche liberatorie in relazione all’incidenza ambientale. Ed invece, finanche gli uffici competenti dei Comuni interessati al fenomeno, addirittura con aree SIC, hanno dichiarato che non risultano agli atti pratiche relative alle altane. Il proprietario del fondo avrebbe dovuto presentare il progetto al Comune ed ottenere il permesso di costruire. Ulteriore conferma che il tutto avviene nella più assoluta illegalità.

Ora i proprietari dei fonti, grazie all’intervento del CPV, rischiano una denuncia penale. Nel caso dovessero essere trovati dei cacciatori nell’appostamento, la comunicazione alla Procura della Repubblica, dicono al Coordinamento, varrà anche per loro. Anzi, a dire il vero, il tutto doveva essere già stato predisposto da un qualsiasi pubblico ufficiale…

Secondo Manuel Zanella, Responsabile del CPV, “molte di queste micidiali torrette da caccia, vengono utilizzate da cacciatori senza scrupoli, per fare dei veri e propri scempi dei piccoli passeriformi in migrazione, soprattutto di specie protette. E’ una cosa risaputa negli ambienti venatori, ma fino ad ora nessuno di questi “amanti della natura” ha mai segnalato né gli abusi né i bracconieri”.

Intanto, solo nelle ultime ore, nuove notizie di caccia e bracconaggio in giro per l’Italia. Sei cacciatori sono stati denunciati in provincia di Viterbo la scorsa settimana, ma la notizia è circolata solo ieri, per avere abbattuto dei cinghiali. Questo tipo di caccia si potrà praticare a partire dal prossimo novembre. Arrestato, invece, per porto abusivo d’arma da fuoco un bracconiere di Bronte (CT).

A Cava dé Tirreni, in provincia di Salerno, sono stati in ultimo scoperti gli strumenti del bracconiere tecnologico. Due dei quattro richiami acustici elettromagnetici (strumenti per i quali è vietato l’uso ma non la vendita) sequestrati dal Corpo Forestale e dalle Guardie del WWF, erano forniti di Iphod e di un circuito computerizzato che ne regolava il funzionamento. I richiami vengono attivati in genere di notte e servono ad attirare sotto il tiro del fucile le povere quaglie che rimangono ingannate dal verso registrato dei loro simili. Un fenomeno, questo, diffusissimo in tutta Italia grazie all’assurdità che legge non impedisce il possesso del marchingegno, ma solo l’uso. Il reato venatorio, come tutti gli altri considerati nella legge sulla caccia, è solo una banale previsione di natura contravvenzionale. Una semplice ammenda anche nell’ipotesi di previsione di arresto, in realtà priva di significato perchè ben al di sotto della soglia di punibilità. Nessuna menzione, poi, nel casellario giudiziario. 

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