GEAPRESS – Nuovi particolari sul fermo di cacciatori-allevatori veneti in atto di razzia dei pulcini implumi prelevati nei nidi dei meleti dell’Alto Adige. Per rifornire le cacce di tradizione venete vanno in giro con le borse della spesa e scatole di scarpe. Addirittura intere famigliole bracconiere come anticipato in un recente articolo di GeaPress (vedi articolo).

In questo caso si trattava di una famiglia di Carmignano di Brenta (PD), fermata dal Corpo Forestale della Provincia di Bolzano. Papà cacciatore (in regola) ed allevatore, moglie coadiuvante e figlia probabile “palo”, come da copione ormai svelato nel corso degli interventi delle Forze dell’Ordine. Sorpresi in un meleto con gli implumi di tordi domenica scorsa. Per loro pure il sequestro dell’automobile e così il ritorno a casa è avvenuto in treno ed a sera inoltrata.

Le novità riguardano la perquisizione domiciliare eseguita dal Comando Provinciale di Padova del Corpo Forestale dello Stato, sotto il coordinamento dal Vice Questore Aggiunto Isidoro Furlan. Controlli che hanno innanzi tutto svelato un numero di uccelli detenuti maggiore di quelli inizialmente dichiarati dal cacciatore-bracconiere. Trovati anche gli anellini inamovibili che potrebbero poi essere serviti a certificare (falsamente) la nascita in cattività degli uccellini. Questi vengono poi venduti ai cacciatori di tradizione veneti. Tradizione che in altre parti d’Italia è reato, ma in Veneto è consentita, anche in chiave elettorale, da leggine truffa continuamente cassate dalle sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea. L’ultima legge venne voluta dalla componente della Lega Nord rappresentata in Consiglio Regionale e, ovviamente, in Giunta.

Tutto finito per la famigliola bracconiera? No. Alcuni anellini  non corrispondevano all’allevatore in questione mentre notevoli incongruenze sarebbero emerse dal controllo della documentazione rinvenuta e degli animali ritrovati. Per ora tutta la documentazione è stata sequestrata. Il sospetto è che gli uccellini catturati domenica nella provincia di Bolzano potessero servire a sostituire quelli morti e riciclare così con vecchia documentazione, i nuovi prelievi. Secondo il Corpo Forestale della Provincia di Bolzano, infatti, i tassi di mortalità sono particolarmente elevati. Gli uccellini, ancora implumi, prelevati dai nidi, muoiono infatti per ipotermia e scorretta alimentazione.

Ancora più singolare l’altro fermo, avvenuto nei giorni scorsi in un meleto di Andriano (BZ). Questa volta ad essere fermato è un cacciatore (in regola) di Cavaion Veronese (VR). Nel bel mezzo del meleto, però, è probabilmente riuscito a sbarazzarsi dei pulcini raccolti, ma non ha però fatto in tempo ad eliminare la borsa della spesa ed una scotola di scarpe rinvenuta imbrattata di escrementi. Il cacciatore, che è anche un allevatore ufficiale, alla domanda dei Forestali su cosa stesse facendo con buste della spesa e scatole di scarpe nel bel mezzo di un meleto, ha risposto che era andato al mercato (!?) dove aveva consegnato pulcini di gallina!

Nei giorni scorsi era avvenuto, da parte dei Carabinieri di Bolzano, il fermo di cacciatori lombardi (vedi articolo di GeaPress e video intervento Carabinieri Peschiera del Garda).

I pulcini di tordi, merli ed altri uccelli, una volta prelevati dai nidi, vengono “sessati”. Servono, infatti, solo i maschi il cui canto viene indotto innaturalmente in autunno dopo che i mesi primaverili ed estivi vengono trascorsi al buio. In pratica, l’uccellino, alle prime luci scambia l’autunno per primavera e senza saperlo attira i selvatici sotto il tiro dei fucili o nelle reti degli impianti di cattura. A cantare sono solo i maschi, motivo per cui i piccoli implumi subiscono l’apertura (a vivo) dell’addome, con una lametta. La ferita viene allargata con degli stecchini per osservare gli organi sessuali. Se maschi viene applicata la colla istantanea. Se femmine, vengono semplicemente gettate in terra.

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