collare elettrico
GEAPRESS – Si è svolta oggi l’udienza conclusiva del processo di primo grado intentato contro un cacciatore della provincia di Verona il quale, per impedire ai suoi due cani di abbaiare, aveva sistemato al collo dei poveri animali un collare ad impulsi elettrici. Per la LAV di Verona che aveva formulato la denuncia di tratterebbe di una pratica crudele ma, “disgraziatamente, ancora troppo diffusa“.

I fatti risalgono all’agosto del 2009 quando Agenti del Corpo Forestale dello Stato intervennero, dietro segnalazione della LAV veronese,  ravvisando l’ipotesi di maltrattamento di animali. I cani vennero sequestrati ed affidati all’associazione.

L’iter giudiziario ha poi portato alla derubricazione del reato in quello di detenzione incompatibile con la natura degli animali, di cui all’articolo 727 del Codice Penale. Un iter, riferisce la LAV, che si è rivelato lungo e complesso fino all’odierno pronunciamento di primo grado.

Secondo l’avvocato Emanuela Pasetto, legale della LAV, la sentenza di oggi “fa proprio il principio già espresso dalla Corte di Cassazione con due sentenze diverse, una del 2007 e una del 2013, che stabiliscono come il collare elettrico sia incompatibile con la natura del cane. Infatti, a parere del Supremo Collegio, l’utilizzo di questo strumento implica un addestramento basato esclusivamente sul dolore e incide sull’integrità psico-fisica del cane poiché lo induce ai comportamenti desiderati tramite stimoli dolorosi che producono inevitabili effetti collaterali quali paura, ansia, depressione e anche aggressività.

Dello stesso parere il veterinario comportamentalista dottor Raimondo Colangeli, che ha deposto al processo in qualità di consulente tecnico per la LAV.   “Impedire ad un cane di abbaiare – ha spiegato il dott. Colangeli – significa inibirlo in un comportamento connaturato alla sua specie e dunque l’utilizzo di collari elettrici per modificare, interrompere o estinguere comportamenti indesiderati è da considerarsi un vero e proprio maltrattamento. Nei due Setter è stata infatti soppressa la prima e più importante forma di comunicazione.

La LAV esprime grande soddisfazione per questa esemplare sentenza di condanna, che giudica un importante passo avanti nella tutela giuridica degli animali.

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