GEAPRESS – Venerdì 27 gennaio. Il Sig. Giovanni Marangon con la sua compagna e il cagnolino, sta facendo una passeggiata lungo un viottolo nei pressi della laguna di Mort. Poi un rumore di ramaglie nel vicino terreno agricolo. “Meno male che non avevamo con noi i bambini” commenta a GeaPress il Sig. Marangon. Quello che sta per avvenire ha infatti dell’incredibile.

Il Sig. Marangon nota una volpe trappolata in un laccio-cappio piazzato da un bracconiere. “Il povero animale si dimenava ed aveva un poco di sangue alla bocca perché mordeva il filo metallico – riferisce il Sig. Marangon – ma assicuro che era molto vitale. Non sono riuscito ad avvicinarmi a meno di trenta, quaranta centimetri. La volpe voleva vivere e a me rimarrà per sempre il ricordo di avere chiamato quelli che credevo essere i soccorsi“.

Il Sig Marangon allerta i Vigili del Fuoco e le Guardie Forestali. I primi sono arrivati subito, mentre la Forestale ha avvisato la Polizia Provinciale. I Vigili del Fuoco danno appuntamento in una piazzola al fine di farsi guidare direttamente sul posto di campagna. Purtroppo, appena arrivati, sono dovuti correre a San Donà di Piave, per una fuga di gas.

Il Sig. Marangon e la sua compagna raggiungo così la povera volpe e tentano in tutti i modi di liberarla. Niente da fare, il piccolo animale è inavvicinabile. Non può ovviamente sapere che quelle persone volevano renderla libera. “Abbiamo tentato con un legno di allentare la morsa del laccio, abbiamo cercato di girarle attorno, ma niente – riferisce il Sig. Marangon – noi non siamo esperti, non sapevamo come fare, poi abbiamo visto le due Guardie della Polizia Provinciale, erano in divisa e con la macchina di servizio. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo“.

La Polizia Provinciale era stata chiamata dal Corpo Forestale dello Stato. “La nostra speranza si è però subito infranta, ci siamo subito visti crollare il mondo addosso – continua nel suo racconto il Sig. Marangon – Sono rimasto sbigottito nel sentirmi dire che la volpe doveva essere uccisa, rientra nei piani di abbattimento, tanto avremmo dovuto farlo nei giorni a venire. Capisce cosa ho dovuto sentirmi dire?”

A nulla valgono i tentativi dei due cittadini di distogliere la Polizia Provinciale dal suo intento. La compagna del Sig. Marangon scoppia a piangere. Insistono, cercano disperatamente ancora aiuto. Quella volpe ne ha di bisogno, deve essere liberata, li guarda, si dimena nel tentativo di liberarsi.

Mi hanno risposto che quello è un posto pieno di trappole – continua il Sig. Marangon – e che in un solo giorno ne hanno trovate trenta, e poi se non l’abbattevano sarebbero stati rimproverati dai superiori. Ho insistito per avere un verbale, ma per il resto non c’è stato niente da fare, ho preferito andare via con la mia compagna che piangeva. Mi dispiace per loro, per i due Agenti, non voglio mettere in dubbio la professionalità della Polizia Provinciale, ma quello che è successo non potrò scordarmelo. Quel povero animale, prenderò un avvocato, ed io che avevo chiamato per chiedere aiuto e arrivano invece per uccidere. Quando abbiamo capito che non c’era niente da fare e abbiamo deciso di allontanarci lo abbiamo fatto nel più breve tempo possibile. Non volevamo sentire il colpo di pistola, ma quel colpo è come se mi fosse rimasto dentro“.

Chiediamo al Sig. Marangon come si comporterà se dovesse incontrare un altro animale in difficoltà. “Me ne guarderò bene dal fare telefonate. A costo di farmi chilometri a piedi andrò in un negozio e acquisterò gli attrezzi per liberare chi ha di bisogno, non certo per causarne la morte. Ma come potevo sapere? Credevo di avere fatto una cosa giusta. Guardi, proprio non riesco a pensarci, sono disgustato“.

Sulla vicenda tuona ora la LIPU. La Coordinatrice per la regione Veneto Carlotta Fassina ha provveduto già ad attivare i legali.

Quanto avvenuto è inammissibile – ha dichiarato a GeaPress Carlotta Fassina – anche per il pessimo segnale che viene dato al cittadino. Andremo in fondo a questa vicenda che rispecchia anche una gestione venatoria che in Veneto è ormai allo sbando“.

La coordinatrice della LIPU riferisce come l’uso delle trappole è funzionale alle incoscienti liberazioni di lepri e fagiani per i cacciatori. Animali non abituati alla vita selvatica e i cui predatori, come le volpi, vengono visti dai cacciatori come rivali.

Vogliamo inoltre capire – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – se un piano di abbattimento delle volpi, al di là dei criteri e delle motivazioni tutte da vedere, può farsi aiutare dalla trappola di un bracconiere“.

Le trappole, secondo la LIPU del Veneto, sono diffusissime e pericolose non solo per la fauna selvatica ma anche per cani e altri animali. Piani di cattura, cioè, funzionali solo alle attività delle zone di ripopolamento e cattura .

La LIPU, a tale proposito, solleva anche i problemi che potrebbero derivare dalla diffusione della rabbia. Una volpe eliminata lascia di fatto un territorio libero. Questo viene velocemente occupato da un’altra volpe che può stabilirsi una volta arrivata anche da molto lontano. Un giovane, ad esempio, in cerca di nuovo territorio. Di fatto si crea uno scombussolamento nella stessa popolazione del piccolo predatore, agevolandone spostamenti improvvisi e sicuramente innaturali.

Le volpi – ha aggiunto la Responsabile della LIPU – sono inoltre in equilibrio con le disponibilità trofiche del territorio le quali vengono continuamente alterate dalla liberazione di fagiani e lepri pronta caccia“.

Ad ogni modo, forse, la cosa più brutta di tutta questa vicenda, oltre la vita costata alla povera volpe, è sapere che mai più un cittadino chiamerà i numeri delle emergenze. Un cittadino che aveva fatto la cosa più giusta di questo mondo. Rivolgersi alla forza pubblica per chiedere aiuto. Si è visto ammazzare la povera volpe, tanto l’avrebbero dovuto fare.

Ieri mattina ci siamo messi in contatto con la Polizia Provinciale di Venezia, ma l’operatrice, facendo presente che sia il Comandante che il Vice Comandante erano fuori sede per servizio, ha ricordato che dovevamo prendere contatto con l’Ufficio Stampa della Provincia. Lo abbiamo fatto provando sia al numero dell’Ufficio Stampa che a quello della responsabile dello stesso Ufficio oltre che con la Segreteria dell’Assessore Canali. Non rispondeva però nessuno. Ovviamente saremo lieti di ospitare una loro replica.

Ieri GeaPress ha pubblicato le fotografie di un altro intervento di alcuni operatori che hanno riferito essere incaricati dalla Provincia. Si trattava in questo caso di quella di Milano. Al loro passaggio hanno rimesso le penne centinaia di piccioni (vedi articolo e foto GeaPress).

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