GEAPRESS – Ormai da parecchi mesi la LAC, il Coordinamento Protezionista Vicentino e il Gruppo di Intervento Giuridico le vanno denunciando. Torri alte quanto palazzine, costruite nei boschi ed utilizzate come appostamenti fissi dai cacciatori.

Tutto abusivo. Per questo sono fioccate le segnalazioni ai Comuni e le denunce per i proprietari dei terreni.

Finalmente il Consiglio regionale del Veneto (lo stesso delle cacce in deroga a specie protette e particolarmente protette) si è svegliato. A modo suo, ovviamente. Era bastata già la dichiarazione resa dal Consigliere Gianpiero Possamai (LN), co-firmatario della proposta ora divenuta legge. Per il Consigliere Possamai le altane “potranno essere costruite dai faunisti e dai cacciatori senza la necessità di avere l’autorizzazione edilizia comunale“.

Nulla viene detto sull’affitto di tali strutture in uso nei luoghi. Trattandosi di edificazioni abusive, difficilmente le entrate verranno registrate.

Nella legge, però, c’è qualcosa di ancora più insolito. La neo approvata norma (n.12 del 24 febbraio 2012) integra non una legge edilizia, ma quella regionale sulla caccia. Già al primo comma del suo primo articolo, non lascia spazio a dubbi. Gli appostamenti fissi per la caccia agli ungulati, non sono da considerare fissi. Per questo viene richiamato un articolo della legge nazionale sull’attività venatoria che in effetti stabilisce (senza però imporsi su norme edilizie) che gli appostamenti per gli ungulati non sono fissi. Ma in Veneto gli effetti della nuova legge regionale andranno riferiti ad altro articolo della legge nazionale sulla caccia. Si tratta di quello relativo alle cosiddette opzioni di caccia, da praticarsi in forma esclusiva. Tra queste gli appostamenti fissi che per il legislatore veneto non sono più tali. In definitiva, solo in Veneto potranno praticarsi congiuntamente più tipologie di caccia.

Viene allora da chiedersi cosa i consiglieri veneti non riconoscano per appostamento fisso. Si sarebbe portati a pensare a qualcosa di molto piccolo e, soprattutto, mobile. Ed invece no. Sebbene le tipologie costruttive dovranno poi essere stabilite dalle Province, basta che tali appostamenti siano interamente in legno ed alti non oltre dodici metri. Avete capito bene, quanto una palazzina di tre piani. Di veramente permanente, però, qualcosa dovranno pur non possederlo. Si tratta dell’impianto di riscaldamento (!).

Le torri non fisse, non richiederanno alcun titolo abitativo così come forse prevedrebbe un Decreto del Presidente della Repubblica che non a caso titola “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”. La legge veneta lo cita, ma solo per escluderlo. In Veneto sarà imperante, ancor più del Presidente della Repubblica, il piano faunistico venatorio. A questo, le altane dovranno sottostare.

Sulla vicenda interviene ora l’Associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, che oggi inoltrerà una dettagliata segnalazione al Ministro per i rapporti con le Regioni e la Coesione territoriale. Nella segnalazione vengono denunciate quelle che il Gruppo di Intervento Giuridico definisce come evidenti illegittimità costituzionali contenute nella nuova legge regionale. Di particolare gravità il fatto che le altane potranno essere edificate senza le necessarie autorizzazioni urbanistico-edilizie . Se poi devono essere elevate all’interno di aree tutelate con vincoli ambientali, potranno anche passare sopra alle stesse autorizzazioni paesaggistiche.

Grave, poi, che venga escluso dal campo di applicazione un Decreto del Presidente della Repubblica il quale prevede sanzioni di tipo penale. Prerogativa, questa, dello Stato. Le leggi regionali, infatti, possono prevedere sanzioni ma solo di tipo amministrativo. Figuriamoci escludere quelle di tipo penale previste, solo, da leggi dello Stato.

La Regione Veneto, secondo il Gruppo d’Intervento Giuridico, ha violato non solo la riserva di legge statale in materia penale, ma anche le competenze statali primarie in materia di tutela ambientale e pianificazione del paesaggio oltre che quelle, sempre statali, in tema di coordinamento in materia di beni culturali.

Quanto basta per far chiedere al Governo l’invio urgente alla Corte Costituzionale.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati