manifetsazione anticaccia
GEAPRESS –  Sono più di ottocento i moduli richiesti negli ultimi mesi per ottenere il rimborso sulla “servitù venatoria” nei propri fondi. Un effetto della Class Action promossa dalla Lega Abolizione Caccia e coordinata dallo studio legale dell’Avvocato Claudio Linzola di Milano. Un articolo della legge di settore, prevede infatti la possibilità del rimborso a seguito della presenza dei cacciatori nel proprio fondo. Un aspetto, questo, che non ha mai avuto riscontro.

Secondo un nota del Coordinamento Protezionista Vicentino,  ai palazzi della politica regionale sarebbero arrivate almeno cinquecento raccomandate. Ad inviarle  altrettanti proprietari e conduttori di fondi. La giunta Regionale non ha potuto fare a meno di applicare la legge e con delibera n. 2910 del 30 dicembre 2013, ha approvato un  provvedimento  ora  pubblicato sul B.u.r. n. 14 del 4 di febbraio 2014.

Di fatto si riporta fedelmente quanto sancito dalla legge nazionale: per l’utilizzazione dei fondi inclusi nel Piano faunistico-venatorio regionale ai fini della gestione programmata della caccia, “è dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura dell’Amministrazione regionale in relazione all’estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente“. Il gettito proviene dalle tasse di concessione regionale. In altri termini, pagano i cacciatori.

Ad erogare i conduttori dei fondi dovranno  essere le Province, le quali hanno già incassano dalla Regione una prima quota di 560.000 euro per cominciare a pagare gli aventi diritto.

Le amministrazioni, riferisce una nota del Coordinamento Protezionista Vicentino, non potranno più trincerarsi come in precedenza dietro alle mancate disposizioni della Regione. Un finanziamento che però appare esiguo. Nel caso non le procedure non verranno adeguatamente attivate, aggiunge il CPV, verrà avviata immediatamente un’altra class-action per dare soddisfazione completa a chi non ha mai avuto quanto gli spetta da un ventennio. In tal maniera, sempre secondo i protezionisti, le province saranno costrette a chiedere ulteriori fondi alla regione. Basti considerare il debito complessivo accumulato dalla sola amministrazione di Venezia per non avere provveduto ai rimborsi: settanta milioni di Euro. Per provvedere, bisognerà aumentare il contributo regionale.

Per oltre venti anni – riferisce Renzo Rizzi, portavoce del Coordinamento Protezionista Vicentino – i cacciatori hanno scorazzato nelle proprietà private asserendo che lo potevano fare in quanto pagavano le tasse, ma ne loro ne le associazioni venatorie si sono mai preoccupate di informare i proprietari dei fondi dei loro diritti, anzi si sono guardate bene dal farlo, in quanto fino ad ora tutti quei soldi pubblici finivano in mano ai cacciatori e alle province che le utilizzavano per proporre sempre “più caccia” a scapito dei proprietari e degli animali selvatici ai quali la legge prevede sia indirizzato il finanziamento“.

I ringraziamenti sono ora rivolti all’Eurodeputato Andrea Zanoni. “Ha dato il suo contributo – spiega Renzo Rizzi – affinché si raggiungesse questo primo risultato, la proprietà privata deve essere tutelata, nessuno deve prevaricare altri come spesso è successo, tanto più per un motivo futile come andare a divertirsi uccidendo animali“. In ultimo, l’affondo sull’articolo 842 del Codice Civile che consente ai cacciatori di frequentare i terreni privati.  “Siamo l’unico paese d’Europa a subire l’affronto dell’articolo 842 – ha concluso Rizzi –  Come C.P.V. avvieremo da subito una campagna d’informazione agli agricoltori, sulle modalità da tenere nel caso non gli venga riconosciuto il contributo ora definitivamente deliberato, in primis come legalmente bloccare l’attività venatoria nella propria tenuta“.

Il modulo si può scaricare sul sito CPV www.faunalibera.it.

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