GEAPRESS – Le deroghe della Regione Veneto, previste per l’attività venatoria 2012-2013 “presentano gli stessi vizi già dichiarati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza dell’11 novembre 2010 e nuovamente censurati dalla Commissione nella lettera di costituzione in mora“. In pratica le multe che caleranno sui cittadini tutti, sono sempre più probabili. Questo per continuare a sparare uccelli altrove protetti e particolarmente protetti. Il monito è della Direzione generale ambiente della Commissione europea ed è stato inviato già lo scorso 5 luglio al Presidente della Regione Veneto, alla Presidenza del Consiglio ed a tre Ministeri.

Cosa succederà se la Regione Veneto si ostinerà ancora una volta a favorire le istanze venatorie locali? La risposta è nella stessa lettera: la Commissione presenterà un nuovo ricorso innanzi alla Corte, con la conseguenza richiesta di sanzioni pecuniarie nei confronti della repubblica italiana. Ovvero sanzioni pesanti per tutti i cittadini. Del resto già il Commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik lo scorso 25 maggio aveva avvertito per iscritto il Ministro italiano Corrado Clini. Se verranno nuovamente presentate le cacce in deroga, scattano le multe dell’Europa.

Zaia e Stival non potranno dire di non essere stati avvertiti – riferisce ora l’Eurodeputato IdV Andrea Zanoni – La caccia in deroga veneta è in palese violazione della direttiva Ue Uccelli. Niente scherzi o scattano le sanzioni”.

Secondo gli esperti della Commissione europea, la proposta di caccia in deroga del Veneto “non contiene una motivazione adeguata e non dimostra l’assenza di altre soluzioni soddisfacenti“. Inoltre “prevede il prelievo di quattro specie di uccelli che, secondo l’articolo 7 e l’allegato II della direttiva, non sono cacciabili in Italia” (Storno, Fringuello, Peppola e Prispola). E poi ancora il progetto “non dispone controlli specifici e rigorosi in aggiunta alla vigilanza ordinaria” e il fatto che “i capi abbattuti vengano segnati nel tesserino venatorio non vale a rendere più efficaci gli eventuali controlli“. Infine “il criterio delle “piccole quantità” utilizzato per la proposta di deroga si basa su stime fatte dall’INFS (oggi ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la stagione 2005-2006 e poi riconosciute non valide dalla stessa INFS“.

Di fronte a questo chiaro avvertimento da parte dell’Europa, mi auguro che Zaia e Stival non siano così irresponsabili da continuare sul sentiero minato della caccia in deroga – conclude Zanoni – Se così fosse, farò tutto il possibile affinché siano loro in prima persona a pagare le sanzioni che arriveranno da Bruxelles”.

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