GEAPRESS – E’ passato “in punta di piedi”  lo scorso 11 aprile in Consiglio Regionale del Veneto, la legge recante “Iniziative per la gestione della fauna selvatica nel territorio regionale precluso all’esercizio dell’attività venatoria“. L’iter silente è ora denunciato dal Coordinamento della LIPU del Veneto.

Una legge che servirà anche a rimborsare gli eventuali danni causati agli agricoltori e agli autoveicoli degli automobilisti incorsi in incidenti con la fauna. Poi, però, c’è la soluzione scelta per gli animali che vivono nelle aree protette. Animali che, a detta della LIPU, avrebbero la caratteristica di essere “commestibili”.

Cosa dice, però, la Regione Veneto? Nel comunicato del Consiglio Regionale è in effetti possibile apprendere della “possibilità di intervento per il contenimento della popolazione di specie selvatiche, la possibilità di avvalersi dei cacciatori residenti nei relativi ambiti territoriali“.

Lo stesso Consiglio regionale fornisce un’anticipazione sui luoghi da aprire alla caccia ovvero “ i parchi naturali dei Colli Euganei e della Lessinia per quanto riguarda i cinghiali e nelle aree protette e nella montagna veneta per quanto riguarda gli ungulati“.

Un testo approvato a grande maggioranza (46 si, 1 no e 1 astenuto)  e presentato dal consigliere Stefano Peraro (Udc) e sottoscritto dai Consiglieri Stefano Valdegamberi (UDC), Raffaele Grazia (UDC), Paolo Tosato (Liga Veneta – Lega Nord Padania)  e Gianpiero Possamai (Liga Veneta – Lega Nord Padania).

In molti, però hanno comunicato la loro soddisfazione. Oltre alle condivisioni sul rimborso (200.000 euro di copertura finanziaria, giudicata da alcuni pure insufficiente) ci sono anche le dichiarazioni favorevoli agli abbattimenti.  Per il primo firmatario Stefano Peraro (UDC) “l’ente Gestore, nel nostro caso, il Parco Colli, ha la possibilità di attivare, oltre ai metodi selettivi per il controllo della specie, speciali piani di abbattimento, utilizzando in modo responsabile anche i cacciatori residenti nella zona adeguatamente formati“. Di “traguardo storico” parlano sul rimborso da attuarsi,  il capogruppo del Pdl Dario Bond e il consigliere del Pd Sergio Reolon. Per i Consiglieri Tosato, Possamai e Cappon (Liga Veneta – Lega Nord Padania) la presenza dei cinghiali nelle proprietà di agricoltori ed allevatori nelle aree protette, sarebbe “indiscriminata”  e con tale legge si “dà la possibilità di ridurre numericamente questi animali anche all’interno dei Parchi“. Il Consigliere Cortelazzo (PdL) titola con un bel ” via libera agli abbattimenti” e riferisce di “un freno all’aumento esponenziale di cinghiali nel Parco Colli“. Non è dato, almeno in sede di comunicato, sapere quanti sono questi animali ma, precisa sempre il Consigliere Cortelazzo, “un numero troppo elevato che sta per compromettere l’intero ecosistema“.

A pensarla in maniera opposta è la LIPU che critica in toto un provvedimento dove la Regione avrebbe ora mano libera nell’incaricare i cacciatori residenti nei Parchi di risolvere la questione “a suon di fucilate“.

Per la LIPU non ci sarebbe stata “nessuna distinzione  di periodo per effettuare gli abbattimenti né delle specie oggetto dei piani, con il rischio palpabile di creare danno alla fauna selvatica in periodi delicati e alle attività turistiche“. Una legge che, sempre secondo gli ambientalisti, sarebbe addirittura intimidatoria nei confronti degli Enti Parco che si vedrebbero scavalcati nelle loro competenze qualora non predisponessero i piani di abbattimento, in contrasto con quanto stabilito dalla legge 394/91.

Per la LIPU gli abbattimenti rischiano di potersi estendere anche ad altri animali. Tra gli altri, quelli estranei alla fauna locale ed introdotti per i cacciatori. Non solo cinghiali ma anche  mufloni, daini, minilepri, chukar, pernici di tutte le razze, lepri nordeuropee e quaglie giapponesi. In definitiva, commenta ironicamente la LIPU, per andare a cacciare nei Parchi, basta rilasciare questi animali in un’area protetta, ed aspettare.

Animali che parrebbero avere un’altra peculiare caratteristica. Appartenere tutti a specie commestibili e potenzialmente utili per attirare interessi economici dalla vendita delle carcasse.

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