GEAPRESS – Una situazione di diffusa illegalità, che sa tanto di tolleranza. Questo alla luce della vastità del fenomeno. Appostamenti abusivi di caccia. Capanni, torrette, pure con abbattimento del bosco circostante, e poi in acqua, come nel Delta del Po. In questo caso, addirittura con il sospetto che gli appostamenti di caccia ricadano dentro i confini del Parco del Delta.

Dopo la denuncia del Coordinamento Protezionista Vicentino (vedi articolo GeaPress) a Valdagno (VI), fioccano le segnalazioni di altre strutture abusive che, sempre in Veneto, risultano costruite sia in terra che in acqua. Il Gruppo d’Intervento Giuridico, sempre per la provincia di Vicenza, ricorda gli appostamenti di Malo, Castelgomberto e Monte di Malo. Segnalate e risultate, poi, prive di autorizzazioni sia urbanistico-edilizie che paesaggistiche. Altre verifiche, invece, sono ancora in attesa di risposta nei Comuni di Isola Vicentina (Bosco comunale La Guizza) , Arzignano (Via Spelaia), e Recoaro Terme in contrada Bianchi e contrada Zovo di Novale, Passo Zovo.

Non se la passa meglio la provincia di Rovigo. Dopo non poche difficoltà, comunicano dalla sezione cittadina del WWF , si è venuti in possesso del documento redatto dall’Ufficio Tecnico-Risorse Faunistiche della Provincia. Ben 17 appostamenti “in posizione non regolare “, più altri quattro con “irregolarità varie“. Ma non è finita qui. Quattro appostamenti “esistenti e preparati”, sottolinea il WWF nel rapporto dell’Ufficio provinciale, con “forti rischi di trovarsi ubicati all’interno della linea di confine dell’area conterminata a Parco“. Un Parco con strutture abusive contigue, dunque. Il tutto per una attività che dovrebbe essere a prescindere interdetta. Come non vederli?

Ma c’è molto altro ancona. All’appello mancano i dati relativi alle 16 Aziende Faunistico Venatorie. Per queste l’Ufficio provinciale deve ancora acquisire l’individuazione georeferenziata delle “botti” da parte dei concessionari delle aziende. Solo dopo provvederà alla “puntuale verifica del posizionamento di tutti gli appostamenti” . Peccato, dicono al WWF, che la caccia sia già iniziata da più di un mese e con il rischio che alcuni siano in area Parco. Perché, poi, debbano attendere i comodi tempi dei proprietari, è un mistero.

Inoltre, ci sarebbero una trentina di altri appostamenti segnalati (tra i tanti) lo scorso settembre dal WWF. Si attende ancora notizia.

Ritardi inaccettabili su fenomeni fin troppo evidenti, come successo lo scorso sette gennaio ad alcuni attivisti della LIPU. Nella spiaggia di Boccasette, sempre in provincia di Rovigo, l’ennesimo appostamento di caccia. In più, i vietati richiami acustici elettromagnetici funzionanti tramite megafoni posti ben in vista addirittura sopra dei piedistalli. Il cacciatore (vedi foto LIPU) ha pure mandato a quel paese gli attivisti della LIPU che alla fine, insistendo per oltre un’ora ed impedendogli di sparare, sono riusciti a fargli spegnere i potenti megafoni e, quindi, a farlo allontanare. Da soli, perché la Polizia provinciale era impegnata in altri servizi e poi, stante quanto dichiarato dalla LIPU, non era credibile che gli altoparlanti fossero visibili.

Il tutto ora si trova sul tavolo della Commissione Europea dove l’Eurodeputato Andrea Zanoni ha presentato un’interrogazione sui gravi casi di caccia illegale a uccelli protetti e con mezzi fuorilegge nell’area naturale del Delta del Po. Zanoni chiede così l’intervento dell’Ue per tutelare un’area d’interesse comunitario. Per l’Europarlamentare “grazie alla Giunta Zaia, il Veneto si sta trasformando nella patria del bracconaggio e dell’illegalità”. Dopo le cacce in deroga di Zaia che rischiano di fare piovere sui cittadini tutti salatissime multe dall’Europa, ora pure l’abusivismo venatorio nel Parco, così come nelle Prealpi.

Zanoni ricorda che il Parco del Delta del Po rappresenta un’importante zona di sosta, riproduzione e svernamento per uccelli migratori, in particolare acquatici, ed è per questo che la zona fa parte dei Siti d’Importanza Comunitaria e delle zone di Protezione Speciale della Rete Natura 2000.

Come intende intervenire la Commissione europea per tutelare le specie protette del parco del Delta del Po e fermare per sempre le scorribande di questi bracconieri senza scrupoli? – chiede Zanoni, anche alla luce degli “scarsi e inadeguati controlli effettuati dalle autorità locali”.

L’Eurodeputato ha anche scritto alla Provincia di Rovigo e alla Prefettura un dettagliato esposto con una richiesta di informazioni dati e spiegazione del perché non vengono presi i dovuti provvedimenti contro il bracconaggio dilagante nel Delta del Po.

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