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GEAPRESS – E’ stato condannato stamani per direttissima a sei mesi di reclusione (pena sospesa) e 300 euro di multa, l’uomo ieri tratto in stato di arresto in provincia di Varese, con l’accusa di reati di bracconaggio e di furto aggravato al patrimonio indisponibile dello Stato. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un reato rilevante anche sotto il profilo della pena e che comporta, tra l’altro, l’arresto in flagranza di reato. Proprio quest’ultima evenienza ha reso possibile il processo per direttissima.

A dare comunicazione dell’esito del processo è l’Eital, l’associazione il cui esperto in materia Antonio Colonna, era stato nominato ausiliario di PG nel corso dell’intervento disposto dalla dott.ssa Sabrina Di Taranto, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Varese. Le operazioni di Polizia Giudiziaria erano state affidate all’Arma dei Carabinieri, Comando Stazione di Castiglione Olona (VA) ed al SITA – Servizio Interprovinciale Tutala Aimale.

Un processo per direttissima che assume una rilevanza storica non solo per la misura decisa ieri, ma anche per una delle particolari condizioni stabilite nella sentenza, ovvero l’interdizione dalla proprietà privata utilizzata per le attività illecite di furto (uccellagione) contestate dall’organo inquirente.

Di fatto, commenta l’Eital, il Giudice ha ravvisato la sussistenza del reato di ricettazione e maltrattamento. Confermata anche la confisca dei mezzi di cattura dei volatili oltre che la liberazione di quelli idonei al volo.

L’intervento di ieri ha fatto seguito alle indagini dello stesso Colonna che sembrerebbero collegarsi ad un grosso sequestro di animali avvenuto tempo addietro a Milano. I Carabinieri ed il Servizio Interprovinciale Tutela Animale di Varese, avevano individuato l’area del varesotto dove era stato installato il roccolo (impianto di cattura)  formato da 5 reti da uccellagione lunghe 10 metri ciascuna, decine di richiami vivi e un richiamo elettromagnetico (vedi articolo GeaPress ). Il responsabile è stato così fermato dall’Arma dei Carabinieri, provvedendo poi al sequestro di circa 80 metri di reti  da uccellagione, 43 esemplari vivi di uccelli protetti (crocieri, lucherini, merli, tordi, frosoni e prispoloni) detenuti all’interno di gabbie da richiamo-

Le accuse rivolte, stante quanto comunicato dal SITA, erano quelle di furto aggravato ai danni dello Stato, ricettazione, maltrattamento, detenzione illegale di specie protette da convenzioni internazionali,  uccellagione. Su disposizione del Magistrato ieri pomeriggio l’uomo è stato posto agli arresti in attesa del processo per direttissima che si è svolto oggi.

L’esito del processo sarà probabilmente destinato ad essere un punto di riferimento storico nell’applicazione di tali reati. Un impegno importante, quello della Procura della Repubblica di Varese, che fornisce così un ottimo precedente, almeno per gli uccellatori sprovvisti di porto d’armi uso caccia. In quest’ultimo caso, riferisce la legge di settore, non sono applicabili (sebbene la norma sia controversa) i reati di furto, furto aggravato e ricettazione.

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