GEAPRESS – Sono ormai decine i fermi di bracconieri, spesso con regolare porto d’armi uso caccia, operati in soli pochi giorni di preapertura della stagione venatoria, in più parti d’Italia. Quasi un inizio collaterale della stagione venatoria in preapertura, quella, cioè, giudicata illegittima dalle Associazioni protezioniste che per questo stanno ricorrendo al TAR.

Ora i bracconieri si trovano sempre più anche all’interno dei Parchi Nazionali, e tutto sommato non è una grande novità. L’ultimo intervento è di appena poche ore addietro. I Carabinieri della Stazione di Sassano (SA) hanno avvertito, stanotte, colpi di fucile provenire dal Parco Nazionale del Cilento e Valle di Diano. Avvisato il Comando Compagnia di Sala Consilina, sono stati così predisposti gli appostamenti sulle strade di accesso all’area.

Nella rete predisposta dai militari dell’Arma sono così incappati due uomini di Monte San Giacomo. Uno dei due era il proprietario del fucile da caccia, munito pure di un faro illuminante con lo scopo, a bordo di una Fiat Panda, di accecare gli animali che si incontravano lungo il percorso. La lepre che avevano in tal maniera colpita, era ancora viva e sanguinante. I due non erano però dei cacciatori e per tale motivo sono stati denunciati anche per il più grave reato (oltre a quelli venatori) di furto al patrimonio indisponibile dello Stato, più il porto abusivo di arma da fuoco. Se invece fossero stati in regola con i permessi di caccia avrebbero potuto fregiarsi dall’esclusione dei reati di furto e ricettazione, così come incredibilmente previsto dalla normativa italiana sulla caccia. Al bracconiere possessore del fucile, è stato ritirato il porto d’armi oltre che ad avere contestato il sequestro di altri tre fucili rinvenuti nella sua abitazione. Sequestrata pure l’autovettura con la quale commettevano il reato.

Più volte lo stesso Parco Nazionale è risultato al centro della cronaca, proprio per fenomeni di bracconaggio. Colpi di fucile, ma anche tremendi lacci metallici utilizzati come trappole-cappio ove possono rimanere catturati anche animali domestici. Lo scorso aprile venne rinvenuto con un profondo taglio alla gola “Libero”, cagnetto quasi sgozzato dalla trappola e salvato dai volontari (vedi articolo GeaPress).

Appena 24 ore prima dei gravi fatti occorsi nel Parco Nazionale del Cilento, è stata la volta del Parco Nazionale dell’Abruzzo e del Molise. In questo caso ad intervenire sono state le Guardie del Parco e la Stazione di Colli al Volturno del Corpo Forestale dello Stato di Isernia. Ad essere colto in flagranza di reato, un uomo che già da qualche giorno veniva seguito. Stava controllando i lacci-cappio disposti nell’area contigua del Parco. Nella sua autovettura altri lacci e strumenti di bracconaggio pronti per l’uso. Un fenomeno ricorrente, quello dei lacci nel Parco, che ha fatto registrare, tra le sue vittime, anche il lupo (vedi articolo GeaPress). L’Ente Parco, a proposito del fermo del bracconiere con i lacci, ha sottolineato come da qualche tempo il fenomeno della caccia di frodo, specie nella zona di protezione esterna del parco, sia in decisa recrudescenza.

Purtroppo i lacci ed altre trappole mortali sono stati rinvenuti, sempre nelle ultime ore, non solo nei Parchi Nazionali. Ad Albenga (SV) ne sono stati trovati numerosi dalla Polizia Provinciale. Erano stati probabilmente collocati dallo stesso bracconiere resosi responsabile, nei giorni scorsi, dell’intrappolamento di un cinghiale a Castellaro. Non potevano mancare, in questo scenario di solita illegalità, gli uccellatori. I Forestali del Comando Stazione di Serracapricola, in provincia di Foggia, ne hanno bloccato uno proprio l’altro ieri. Alla vista dei Forestali, aveva tentato la fuga. Sequestrati il richiamo acustitco elettromagnetico (la legge vieta l’uso ma non la vendita) la rete ed i cardellini che sono stati, poi, liberati. Poco distante un altro impianto di uccellagione, questa volta sequestrato ad ignoti.

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