cinghiale
GEAPRESS – Controllo congiunto da parte di Forestale, Carabinieri ed Ufficio Veterinario dell’ASL 2 Savonese presso la “Sagra del Cacciatore”, organizzata lo scorso sabato 22 agosto in località San Pietro del comune di Urbe. Scopo dell’intervento, riporta la nota del Corpo Forestale dello Stato, era di accertare la provenienza degli animali somministrata nel corso della manifestazione gastronomica, ed appurare quindi il rispetto della normativa in materia di igiene e sanità degli alimenti.

Gli inquirenti, però, riferiscono di sedici “mezzene” di cinghiale, per un totale di oltre 250 chilogrammi, che stavano cuocendo sullo spiedo verso metà pomeriggio, che sarebbero risultate sprovviste di qualsiasi documentazione che ne attestasse tanto l’origine quanto le modalità di conservazione.

Secondo gli organizzatori si sarebbe trattato di animali catturati dalla locale squadra di caccia durante la passata stagione venatoria; poi macellati e congelati dai cacciatori stessi. Tale condotta, però, configura la violazione alla normativa sanitaria oltre che integrare, riferisce sempre la Forestale, anche il reato previsto dalla legge nazionale sulla caccia, che vieta espressamente di destinare a sagre o manifestazioni di carattere gastronomico gli animali abbattuti.

I funzionari intervenuti hanno quindi sottoposto a sequestro tutti i cinghiali, che sono stati successivamente distrutti e smaltiti da una ditta specializzata. Secondo la Forestale si potrebbe trattare di un risvolto legato alla proliferazione dei cinghiali, definita “abnorme”. Un argomento molto dibattuto ed attuale, che arreca problemi in agricoltura e talvolta anche in città. La Forestale sottolinea come un tempo il cinghiale era una preda piuttosto rara; oggi, a fronte delle sempre più copiose catture sortite dai cacciatori, ci si trova a dover utilizzare carni in quantità di gran lunga eccedenti il consumo familiare.

Secondo gli zoologi la prolificità dei selvatici è strettamente condizionata dalla disponibilità alimentare, notevolmente aumentata con l’abbandono delle campagne e dei boschi ove, ad esempio, l’uomo non raccoglie più castagne nè ghiande. Nonostante nell’attuale contesto sia quanto meno inopportuno alimentare artificiosamente i cinghiali con mangime e granturco, la Forestale ha da tempo accertato e segnalato agli enti preposti che si tratta di una pratica a volte attuata per ottenere un maggior numero di animali da abbattere nel proprio territorio di competenza esclusiva.

In alcuni casi sono stati identificati dalla Forestale cacciatori intenti a distribuire alimenti nelle zone frequentate dai cinghiali, anche utilizzando macchine a funzionamento elettromeccanico, in grado di effettuare erogazioni periodiche di mangime, condizionando così gli animali a restare in quel territorio di caccia per alimentarsi, favorendo l’aumento degli individui e di conseguenza parti più frequenti.

La commercializzazione degli animali potrebbe fornire una motivazione ulteriore, tenuto conto anche delle spese che vengono affrontate per l’acquisto di ingenti quantità di mangime.

La normativa in materia non prevede attualmente divieti specifici, se non quelli che derivano da apposite ordinanze sindacali che tuttavia in provincia di Savona riguardano meno del 10% dei comuni

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