spiedo e uccellini
GEAPRESS – Reazioni in difesa della tradizione culinaria oltre che, più o meno direttamente correlata, di quella venatoria. Si tratta dello spiedo bresciano, ovvero uccellini arrosto che in genere si accompagnano con la polenta. In sintesi il componenete base della polenta e osei.

Uno spiedo che teoricamente dovrebbe già essere in versione ridotta a causa del grado di protezione che caratterizza una buona parte delle specie di uccelli. In realtà, una vicenda complicata, sia per l’incidenza del bracconaggio ma anche per l’avifauna morta d’importazione. Il tutto in una provincia notoriamente caposaldo della caccia italiana, ma anche di forme di bracconaggio. Non a caso, assieme a quella di Reggio Calabria, è annualmente interessata dai campi antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato.

Sullo spiedo arriva ora il divieto del Governo espresso con  all’articolo 21 della legge 157/92. La nuova lettera bb) del comma 1 vieta di “vendere, detenere per vendere, trasportare per vendere, acquistare uccelli vivi o morti, nonché loro parti o prodotti derivati facilmente riconoscibili, anche se importati dall’estero, appartenenti a tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri dell’Unione europea“. Con l’eccezione di talune specie (non facenti parti del famoso spiedo) niente più uccellini arrosto per via dei noti problemi di tracciabilità. Per dirla con le parole del Presidente della LIPU, Fulvio Mamone Capria, “niente polenta e osei a Brescia o in Veneto con i passeri di provenienza tunisina, niente “grive” sarde con uccelli di pseudo provenienza estera“.  Un grandissimo risultato, spiega il Presidente della LIPU. L’associazione è ora impegnata nell’invio di una informativa tecnica alle Forze di Polizia al fine di rigorosi controlli.

Dunque, conclude Fulvio Mamone Capria “a tutti i commercianti, a tutti i ristoratori, a tutti i consumatori, state attenti: non potete più acquistare, detenere e vendere uccelletti!!! Rischiate multe salate. W gli uccelli liberi e forza LIPU!”. L’associazione, infatti, era da lungo tempo impegnata in questa battaglia.

Apriti cielo. Per Viviana Beccalossi (Fratelli d’Italia), dal marzo 2013 Assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo della Lombardia, lo slogan mostrato nel suo account facebook è semplice ed immediato “si allo spiedo no al Kebab“. Una guerra, quella che sarebbe stata messa in atto dal Governo Renzi, alla caccia e ai cacciatori.

Chissà, però, come vede il collegamento  con Renzi, il presidente della Provincia di Brescia (PD) secondo il quale lo spiedo non sarebbe solo un momento di convivialità, ma anche una tradizione radicata. Un divieto che  penalizzata e che rischia di danneggiare l’economia.

Ancora più diretto è il vice capogruppo della Lega Nord al Consiglio Regionale lombardo Fabio Rolfi. Per lui si tratterebbe di una decisione assurda e svilente nei confronti di una tradizione importate anche per il settore della ristorazione. Anche lui se la prende poi con il Kebab, come altri prodotti etnici di dubbia provenienza, che starebbero invadendo le “nostre strade”. Dunque, nel suo account facebook, un deciso “giù le mani dallo spiedo. No agli ordini di Roma e Bruxelles”.

La risposta, però, arriva dalla Lombardia e se ne fa portavoce, Giampietro Maccabiani, del Movimento 5 Stelle. La modifica voluta dal Governo, spiega Maccabiani, comporterebbe un duro colpo, ma solo per il bracconaggio. Il riferimento è agli uccelli “mascherati”, animali indistinguibili nello spiedo senza testa o becco. In altri termini, conclude Maccabiani, di questa modifica dovrebbero lamentarsi solo i bracconieri.

Niente da fare, e gli appassionati della tradizione arrivano nel frattempo in Parlamento. Una interrogazione del Gruppo Lega Nord e Autonomie evidenzia, a suo dire, come  “l’interpretazione della legge, il secolare e tradizionale spiedo bresciano, la polenta osei bergamasca oltre che tutti i secolari piatti tradizionali tipici dell’arte culinaria di molte province italiane, non potranno utilizzare la piccola selvaggina se non solo a casa dei cacciatori stessi ...”. Un alternativa ci sarebbe, ma solo se destinatari di un “regalo” che, nell’interrogazione,  viene definito “ornitologico”.

Dunque, chiede al Ministro dell’Ambiente la Lega Nord “considerato il danno economico e sociale che sta creando la norma così modificata a migliaia di cittadini e lavoratori, non ritenga opportuno valutare le circostanze sopra descritte e, constatata la gravità della situazione, quali iniziative urgenti intenda adottare per risolvere il problema“.

Messaggio recepito, tanto che l’allarme viene subito diffuso da Fulvio Mamone Capria: “Attenti alla Lega – annuncia nel suo account facebook – che si sta rafforzando politicamente e rischia di condizionare il percorso europeo di rispetto degli animali selvatici”.

Di certo da oggi, gli uccellini spiumati e infilzati nello spiedo, sia che tunisini o italiani, avranno qualche possibilità in più di godersi la loro vita.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati