GEAPRESS – Un lupo è rimasto bloccato dalla stretta di un laccio-cappio di metallo, posizionato dai bracconieri alle porte di Ascoli Piceno. La trappola era stata piazzata a Santa Maria in Capriglia frazione della città marchigiana. Un cittadino, passando per i luoghi, ha notato il povero animale che si dibatteva nel tentativo di liberare la zampa dalla morsa del cappio metallico.

Dato l’allarme, sul posto sono intervenuti i Forestali del Comando Stazione di Ascoli Piceno, unitamente alla Polizia Provinciale e al personale del Servizio Veterinario. Per fortuna è stato possibile fornire le cure di pronta urgenza e liberarlo dalla morsa della trappola. L’animale è stato, infine, trasportato presso il centro di recupero “Oasi della Valle” a Spinetoli.

Il cosiddetto “laccio” è un metodo di caccia illegale purtroppo molto in uso. Di semplice fattura consiste di un semplice filo metallico, di diverso spessore in funzione della preda che si tenta di colpire. Il laccio viene legato per una estremità ad un paletto o direttamente ad un ancoraggio maggiore (albero o spuntone di roccia). L’altra estremità, invece, è predisposta come un vero e proprio cappio in genere piazzato lungo i camminamenti abituali degli animali. Può colpire le zampe, fatto questo più comune per lupi, cervi e caprioli, oppure prendere per il collo. Questa eventualità può maggiormente verificarsi per i cinghiali, le volpi, ma anche gatti selvatici e domestici. Può portare alla morte per soffocamento mentre, nel caso degli arti, si può arrivare all’amputazione.

Un’altra ipotesi, verificatasi alcuni mesi addietro nel Parco Regionale dei Monti Simbruini, proprio nel caso di un lupo, è quella di rimanere bloccato per l’addome. L’animale, cercando di fuggire, stringe sempre di più il cappio procurandosi la rottura del diaframma (vedi foto in alto).

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati