cacciatori colle san zeno
GEAPRESS – Un orgoglio che evidentemente riesce con difficoltà a manifestarsi senza l’apporto delle sue roccaforti. Cinquemila (ma secondo alcune cronache venatorie ancor meno) i cacciatori che hanno sfilato nella giornata di ieri per le vie che da Assisi portano a Bastia Umbra. Non solo: tra le poche migliaia racimolati, circa mille cacciatori provenivano dalle roccaforti bergamasche (dove si era svolta la prima edizione) e bresciane (dove si svolgerà la prossima esidzione). Sette pullman da Bergamo e addirittura nove da Brescia.

A sfilare anche una sorta di bara con la scritta “spiedo, caccia, deroghe”. Assolutamente predominante la presenza maschile, forse dall’età un po’ elevata, ma comunque appassionata. Apriva il corteo uno striscione verde con la scritta “orgogliosi di essere cacciatori” seguito da alcuni pannelli riportanti una scritta in italo-francese, quasi a volere sottolineare il rischio di finire non molto bene: “Je suis un cacciatore”. Simpatico, poi, lo striscione del “gruppo ardito cacciatori orobici”.

Un po’ delusi per le basse cifre (riferiscono sempre alcune cronache venatorie) ma benedetti. Ad officiare la messa sono stati, però, i Frati Francescani, addirittura nella  Basilica di Santa Maria degli Angeli ad Assisi. Proprio la presenza dei Francescani ha attirato qualche ironica critica in casa ambientalista. Il CABS, lo speciale Nucleo di volontari antibracconaggio, rivolge un “sentito ringraziamento alla congregazione francescana per l’opera di spirito e carità cristiana offerta ai nostri amici cacciatori, senza la quale questo evento non avrebbe avuto senso…”.

Più diretto al ricordo del poverello di Assisi, è invece l’associazione Gabbie Vuote che ricorda “..il luogo Sacro della non violenza, dell’accoglienza, della pace, della compassione dove il Santo ha tracciato le parole di quella poesia sublime che è il Cantico delle creature…”. Incompresibile, dunque, quella benedizione impartita dai Frati Francescani. Fino a prova contraria, sembrano dire gli animalisti, una parte di quelle “Creature” finiscono oggi impallinate.

Ironia a parte, dall’anno prossimo si ritorna a Brescia ed i numeri dei cacciatori, forse con meno spese di pullman, riceveranno il loro picco positivo nonostante l’Umbria, è bene ricordarlo, non sia da meno per le sue tradizioni venatorie. (nella foto, una scorsa stagione di caccia in deroga documentata dal CABS nelle alture bresciane)

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