GEAPRESS – Perchè stare a guardare visto che altre Regioni, come Veneto e Lombardia, continuano a disattendere i divieti vigenti in materia di caccia? Così devono aver pensato le due Provincie umbre che in questi giorni si sono fatte promotrici di un singolare censimento di fringuelli ed altre specie protette con lo scopo dichiarato di riaprire la caccia.

Per stabilire quanti fringuelli vi sono a cavallo tra ottobre e novembre, le due Province hanno provveduto a stampare dei modelli da inviare ai rilevatori. Chi sono questi ultimi? Ovviamente i futuri cacciatori di fringuelli, ovvero i 2.700 cacciatori di appostamento che in otto giorni, senza alcun obbligo di presenza contemporanea, dovranno annotare quanti fringuelli ed altre specie sentiranno nell’arco di una mezz’ora scelta a proprio piacimento.

Al di là del lieve (per modo di dire) conflitto di interessi, scegliendo i trenta minuti liberamente, i poveri futuri cadaverini di fringuelli potrebbero teoricamente essere ricontati. Le Province, però, provvederanno con una “opportuna” eleborazione statistica.

Proprio del monitoraggio di fringuello, beccaccia, oltre che del prelievo del cinghiale, se ne è ora parlato in sede di Consulta sulla caccia della Provincia di Perugia, presieduta dal Consigliere Delegato alla Caccia Franco Granocchia (IdV), già noto per le sue teorie sui cumuli di cacca di uccelli che starebbero prosciugando il lago Trasimeno, nonchè Vicepresidente del Consiglio Provinciale (vedi Video in calce all’articolo). Alla Consulta presieduta da Granocchia, erano altresì presenti un rappresentante dell’Associazione Libera Caccia, della Federcaccia, mentre, per quanto riguarda i monitoraggi sulla beccaccia, è intervenuto addirittura il Presidente dell’Associazione Beccacciai d’Italia che già collabora con la Provincia la quale ha pure in previsione l’inaugurazione di un prossimo centro studi sulla beccaccia (ovviamente).

A leggere le sentenze di TAR, Corte Costituzionale e Corte di Giustizia Euopea, questi provvedimenti possono però presentare chiari vizi di legittimità anche a causa della poca attenzione rivolta ai pareri dell’ISPRA, l’organo tecnico previsto dalla legge. Già lo scorso luglio gli uffici europei avevano ribadito all’Italia l’obbligatorietà di tali pareri. Gli stessi Uffici, ha riferito nei giorni scorsi la LIPU, sono però dovuti tornare a ribadire il parere già espresso, dietro nuovo quesito proveniente dall’Italia. Il mittente, dicono alla LIPU, era la Federazione Italiana della Caccia .

L’Umbria, però, è un altro caso a parte. Il primo, quantomeno, dove un lago grandicello, come il Trasimeno, è in via di estinzione per le cacchette degli uccelli protetti dagli anticaccia. Anzi, disse l’Assessore Granocchia, appassionato cacciatore, “questo sterco, tra l’altre cose, ha, come dire …, un grande difetto: sotto nel sottosuolo ci sono piccole montagne di questo sterco di animali”. Gli scienziati e gli esperti di questa materia, secondo Granocchia, hanno ribadito che lo sterco diventa duro e per mantenersi fresco assorbe tanta acqua. Da qui il consumo di una parte dell’acqua del Trasimeno. Nel caso dei fringuelli, però, parrebbe che la loro cacchetta non debba essere rilevata.  

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