GEAPRESS – Recentemente avevamo dato la notizia che un Assessore siciliano aveva deciso lo stop della migrazione al 14 novembre (vedi articolo GeaPress). Così giustificava la caccia in alcune aree. In Umbria si fa anche di peggio. Una serie infinita di date e prescrizioni, definiscono mille utili cavilli della regione che assieme alla Toscana, costituisce il cuore del mondo venatorio italiano.

Il primo regalino arriva dal primo al 5 settembre. I cacciatori umbri potranno sparare, ma dagli appostamenti, alla tortora perché migra precocemente. Per cui se in Sicilia si consente la caccia quando l’Assessore stabilisce che la migrazione è ferma, in Umbria se ne consente l’attività quando la migrazione è presente. Se, però, la tortora migra precocemente, questo non vale per il merlo ed il colombaccio, pure loro, però, impallinati precocemente. Addirittura la migrazione del merlo può arrivare ad interessare il territorio umbro fino a metà novembre (arrivato in Calabria il merlo salta direttamente in Africa, visto che in Sicilia è decisa la sospensione della migrazione degli uccelli al 14 novembre …).

Singolare, poi, la giustificazione dell’apertura anticipata ad alcune specie di anatidi. Non potendo fare riferimento alle date di migrazione (gli anatidi possono migrare anche in pieno inverno, a parte ovviamente la solita Sicilia dove anch’essi saltano direttamente in Africa) si sono dovuti inventare un’altra motivazione. Siccome i tre quarti delle zone umide umbre sono protette, il prelievo dalle restanti parti non arrecherà sicuramente danno alla specie!!

Essendo così tutto chiaro e soprattutto logico, la Regione Umbria si è potuta permettere di delegare alle Province la data di apertura della caccia al cinghiale, ma dopo il 2 ottobre. Per tutte le altre specie (ammesso che ne siano rimaste) si apre il 19 settembre.

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