GEAPRESS – Erano destinati al mercato dei richiami vivi per i cacciatori e per la polenta ed osei, secondo la Polizia Provinciale di Udine, gli uccellini appartenenti alla fauna selvatica ed oggetto, nei giorni scorsi, di numerosi interventi di sequestro. Sanzioni anche per alcuni cacciatori trovati ad esercitare l’attività venatoria in alcune riserve di caccia, senza aver pagato la tassa governativa.

Gli uccellini, invece, sembravano proprio essere segnati, se non fosse stato per gli interventi diretti dal Comandante Stefano Verri. Reti a tremaglio, un classico dell’uccellagione, quelle utilizzate lo scorso otto ottobre a in località Avaglio, da un bracconiere di Lauco. Con lui il “corredo” di richiami vivi, uccellini precedentemente catturati ed adibiti alla funzione di zimbello, ovvero attrarre altri sventurati a tiro di rete. Pettirossi, alcuni dei quali rinvenuti già morti, e poi ancora ciuffolotti, fringuelli, un tordo, cardellini, pettirossi e frosoni.

Una rete di tipo giapponese, ovvero quelle particolarmente fini quasi invisibili in controluce, quella rinvenuta il 12 scorso in località Intissans nel Comune di Verzegnis. Pure in questo caso il bracconiere è stato colto in flagranza di reato. Idem, pochi giorni dopo a Bordano, dove è stata rinvenuta una “gobattolo”, ovvero un tipo di trappola a scatto.

Congiutamente alle Guardie volontarie della Federazione italiana della caccia è stato, poi, fermato un uomo che a Teor stava sistemando una trappola per le nutrie senza alcuna autorizzazione. Sanzionati pure alcuni cacciatori trovati non in regola con il versamento della tassa governativa. Stavano cacciando all’interno delle Riserve di caccia di Ruda e di Flaibano. A Tolmezzo, invece, un cacciatore non aveva adattato il suo fucile semiautomatico a contenere un solo colpo, così come prevede la legge sulla caccia per i comprensori alpini.

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