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GEAPRESS – Dopo che il quarto esemplare del rarissimo “Ibis eremita” è stato ucciso dall’inizio della stagione venatoria, il WWF rilancia la necessità di adottare provvedimenti per la tutela delle specie a rischio. Questo uccello, afferma nella sua nota il WWF, appartiene a una specie estinta in Europa nel XVII secolo a causa soprattutto della caccia ed attualmente oggetto di uno specifico progetto europeo di reintroduzione co-finanziato dall’Unione Europea.

L’esemplare abbattuto in questi giorni è stato trovato morto in Val Camonica dal Nucleo di Brescia delle Guardie Venatorie del WWF.

“Si tratta di un atto gravissimo, senza alcuna giustificazione”, dichiara Dante Caserta, Vice Presidente del WWF Italia – “Siamo di fronte ad un vero è proprio crimine che puntualmente si ripete e che richiede una risposta immediata nell’individuazione e nella giusta punizione del responsabile. Ma è necessario fare di più: le pene previste per chi colpisce questi animali in pericolo sono estremamente miti e non hanno alcun effetto deterrente. In primo luogo chiediamo al Parlamento di mettere all’ordine del giorno e approvare nel più breve tempo possibile la proposta di legge, elaborata dal WWF Italia, che riforma il sistema sanzionatorio penale per i casi di uccisione, catture illegali, commercio illecito di animali appartenenti a specie protette con l’introduzione del ‘Delitto di uccisione di specie protetta’. Oggi chi commette questo tipo di atti rischia una sanzione che arriva al massimo all’arresto di 1 anno o l’ammenda di poche migliaia di euro nel caso più grave come l’uccisione di un esemplare di specie di cui sono rimaste poche decine di esemplari come l’Orso bruno. Pene ridicole che peraltro raramente vengono effettivamente scontate. In secondo luogo, visto che atti di questo genere si stanno ripetendo con una frequenza preoccupante, è da prendere in seria considerazione la sospensione della stagione venatoria, almeno nelle Regioni dove si verificano gli atti di bracconaggio più gravi. È ormai evidente lo stretto collegamento tra l’attività venatoria e questi episodi. Durante la stagione venatoria si verifica un’impennata di ricoveri di animali protetti, soprattutto uccelli rapaci. L’ISPRA, l’Istituzione nazionale che fornisce supporto tecnico agli organismi statali e regionali in materia faunistico-venatoria, in un documento del giugno 2016 ha rilevato che quasi l’80% di questi atti illeciti viene commesso durante la stagione venatoria, malgrado questa duri solo quatto mesi”.
Purtroppo non si tratta del primo esemplare ucciso nei cieli italiani: nel 2014 due ibis eremita, Goja e Jedi, sono stati uccisi da un cacciatore in provincia di Livorno, poi condannato dal Tribunale di Livorno; nel settembre di quest’anno il giovane Ibis Kato è stato trovato morto sempre in Toscana (nelle vicinanze di Punta Ala) ed un altro Ibis eremita, Tara, è stato ucciso a fucilate in provincia di Vicenza e lasciato morire nei pressi di un torrente. In questo caso il danno è stato gravissimo perché si trattava di un esemplare di 5 anni, che aveva imparato la rotta di svernamento grazie ad una passata migrazione guidata dall’uomo e ora stava accompagnando il giovane Enno (proprio l’Ibis ucciso in Val Camonica) da Salisburgo verso Orbetello, nel pieno della migrazione autunnale.
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