GEAPRESS – Il 15 agosto è passato. E’ passato, cioè, il giro di boa di tante cronache giornalistiche di (inizio) fine estate. Incomincia il rientro ed i vacanzieri tornano a casa. C’è però chi in vacanza non ci va, come i Forestali Cites della Regione Siciliana che, insieme al Nucleo Operativo di Palermo ed i Carabinieri di San Giuseppe Jato, proprio a ferragosto hanno sequestrato 56 cardellini subito liberati (nelle foto). Una notizia bella e che ridà speranza. E’ fuor di dubbio, infatti, che commettere un reato a ferragosto fa pensare alla maggiore probabilità di non essere beccati. Ed invece non è andata così. Gli uccellatori che non erano andati in vacanza, non hanno concluso niente, anzi sono stati denunciati.

A guardare le cronache riportate da GeaPress, però, gli interventi delle Forze dell’Ordine scandiscono un processo lungo quanto l’estate. E stiamo scrivendo solo degli uccellatori. Ovvero di chi è rimasto nell’illegalità, senza considerare cioè gli impianti di cattura delle regioni del centro nord riciclati dalla legge sulla caccia come una sorta di stazioni di ornitologia. Una vergogna europea, condannata dalla Corte di Giustizia Europea nonchè dalla Corte Costituzionale. Dettami insignificanti rispetto alle tradizioni da tutelare, anche se gli uccellini ornitologici finiscono nei tradizionali spiedi.

Rimaniamo però a trattare dell’illegalità avente come oggetto la tratta dei cardellini. Provate a scorrere il settore caccia di “GeaPress”. Uccellatori bloccati nelle provincie di Rimini, Brescia, Latina, Frosinone, Isernia, Salerno, Benevento, Avellino, Foggia, Caltanissetta, Palermo. In alcuni casi più operazioni per provincia. Molti campani in trasferta. Napoletani nel Lazio e Molise, casertani in Toscana. E’ stato sequestrato di tutto. Richiami vivi (zimbelli) ed elettronici. Zimbelli “incamiciati” (una cordicella li imbraca per essere strattonati ed attirare i selvatici) e dentro gabbie trappole. Reti a scatto, archetti ed altri attrezzi di tortura. Tutto, con la sola eccezione delle provincie di Rimini e Brescia, nel centro sud. Questo perchè le tradizioni venatorie del nord Italia (in barba alle Corti giudicanti) sono state elevate a legge. Se un bracconiere di Salerno viene colto in flagranza di reato perchè scoperto a catturare cardellini da utilizzare come richiamo, viene punito. Se invece un cacciatore di Vicenza viene colto in flagranza a catturare tordi sassello come richiami, per legge fa l’ornitologo tradizionalista.

Eppure anche a Palermo come a Napoli il cardellino è una tradizione. Quasi non vi è casa del centro storico delle due città, che esponga il cardellino “griffano”, come a Palermo si chiamano quelli ancora non abituati alla gabbia. Se poi vengono catturati dei Fanelli (altro fringillide) finiscono a Napoli, dove sono anch’essi apprezzati come uccellini da gabbia. Se poi a Napoli vengono catturati dei Tordi, vanno a Livorno per servire i famosi ornitologi di tradizione. Similmente se i fringillidi fringuello e peppola sono sparati a Lampedusa, si commette una violazione di legge, ma se ciò avviene in Lombardia sei un cultore della caccia di tradizione.

Geapress, ha documentato tutto. Gli interventi dei Forestali di Brescia ed Asiago, la cui attività antibracconaggio arrivano fino all’uscio della caccia di tradizione e lì devono però fermarsi. Gli interventi, fino all’ultimo del Servizio Cites della Regione Sicilia, che invece possono arrivare fino al cuore del problema, senza interdizioni legali di chiaro stampo anticostituzionale.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).