GEAPRESS – Per capire chi politicamente appoggia i cacciatori basta guardare chi siede al Governo delle Regioni. Se in Toscana la caccia in deroga e gli impianti di cattura sono rossi come la caccia anticipata in Umbria, in Veneto i provvedimenti filo caccia sono verde lega e azzurro PdL, mentre in Lombardia azzurri e verde lega rimangono per ora apparentemente divisi. La versione speculare della dislocazione dei colori si ottiene se si va a guardare alla opportunistiche opposizioni.

Tutte le Regioni prevedono nomadismo venatorio, ossia la possibilità di sparare in più Ambiti Territoriali di Caccia con casi ancora più accentuati come per la caccia al cinghiale in Toscana. Tutte le regioni che hanno forme di caccia tradizionali hanno la caccia in deroga vietata dalla Unione Europea perché non sono le tradizioni i motivi scientifici imposti per attuare qualche deroga. Tutte le regioni sugli impianti di cattura, se ne infischiano dei potenziali pericoli per le specie tra cui l’incremento del fenomeno di bracconaggio (vedi articolo GeaPress). Se poi si scende più nei particolari si scopre che i Consiglieri più filocaccia sono della maggioranza e delle provincie “sensibili”, come il caso dei bresciani. In Lombardia, dove per quest’anno si sono già rinnovati, oltre al nomadismo venatorio, anche i permessi di catturare decine di migliaia di uccelli da richiamo per gli appostamenti dei cacciatori, la Lega ha abbandonato i lavori per le cosiddette cacce in deroga. Alla vigilia della Sentenza della Corte di Giustizia Europea (vedi articolo GeaPress) che farà pagare ai cittadini tutti i favoritismi venatori della politica, la Lega ha infatti abbandonato i lavori della Commissione Agricoltura del Consiglio regionale lombardo, sostenendo che mancherebbe il parere dell’Ispra, l’organo tecnico previsto dalla Legge sulla caccia. In Veneto però non solo gli Assessori della Lega rilasciano autorizzazioni agli impianti di cattura senza il parere dell’Ispra (vedi articolo GeaPress) ma stanno per portare a compimento, assieme alla maggioranza di governo regionale, il nuovo testo di legge che prevede le vecchie sempre confermate cacce in deroga, ossia ad uccelli protetti dalla Comunità Europea che ha appena multato tutti i cittadini italiani. In Veneto, inoltre, vorrebbero una sorta di Ispra locale.

Ed il profondo sud? Dopo il ricorso vinto al TAR che ha devastato il calendario venatorio siciliano (vedi articolo GeaPress), la Regione assicura i cacciatori che il calendario venatorio (quello cassato dal TAR) era equilibrato (?) e che farà ricorso. Ricorso che però darà un esito non prima di settembre, troppo tardi. Ed allora cosa si fa? Un altro calendario venatorio! E l’opposizione? Meglio che come al solito non si accorga di niente, dal momento in cui fu proprio l’opposizione a varare una legge che prevedeva la caccia nei parchi. In linea teorica, prima dell’intervento del Commissario dello Stato, si sarebbe potuto sparare anche alla specie Homo.

In linea generale, Sicilia a parte, per ottenere il rispetto della legge italiana e delle norme comunitarie, occorrerebbe che nelle Regioni si invertissero maggioranza ed opposizione, appena in tempo per la stesura dei calendari venatori. Solo per quei giorni però. Viceversa le tentazioni del consenso riporterebbero tutto alla calma stagnante di uno scolorito panorama che, al di là degli scrigni di appartenenza, impallina dolorosamente.

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