GEAPRESS – Tutta colpa del “metodo Berlusconi”. Questo secondo l’eurodeputato Andrea Zanoni (nella foto) che sottolinea “i cavilli studiati ad arte dagli avvocati ed i rinvii di udienze ad hoc” che stanno salvando in parte le nove persone accusate di traffico illecito di uccelli da richiamo. Per fortuna – ha sottolineato sempre Zanoni – rimangono in piedi i capi di accusa più gravi“.

La vicenda risale al febbraio 2008 quando, grazie alle indagini del Corpo Forestale dello Stato, si arrivò al sequestro di un centro di raccolta di volatili selvatici. Secondo l’ipotesi accusatoria il responsabile del centro di cattura potrebbe aver goduto delle mancate verifiche dovute invece alla Provincia. In tal maniera sarebbe riuscito ad avere a disposizione una quantità illecita di uccelli da richiamo da rivendere nel mercato clandestino.

Gli imputati, ricorda sempre l’On.le Zanoni, avrebbero così organizzato un vero e proprio laboratorio clandestino di vivisezione artigianale. Tordi da richiamo, sui quali veniva eseguita l’inumana pratica del sessaggio sui volatili per selezionare i maschi, i soli utilizzabili nella caccia. Attraverso un’operazione chirurgica senza anestesia e con una mortalità fino a 70 per cento, con questa illegale e criminale tecnica si verifica il sesso dei poveri uccelli, uccidendo immediatamente le femmine.

Ad essere allora rimasti coinvolti nell’inchiesta della Forestale anche una guardia, il responsabile di un centro di cattura di volatili, due dipendenti della provincia ed un ristoratore della provincia di Pordenone. Tra i tanti animali vivi, morti, maltrattati o vivisezionati rinvenuti c’erano Fringuelli, Verdoni, Crocieri, Frosoni, Peppole, rarissimi Beccofrosoni, Poiane, Picchi Rossi maggiori, il rarissimo Picchio Nero, Tordi Bottacci, Tordi Sasselli, Cesene, Faine, Scoiattoli, Prispoloni, Allodole, Colombacci.

La prossima udienza è ora fissata per il 20 giugno. Intanto, però, tutte le violazioni contestate in materia di caccia sono andate prescritte. Ma c’è di più. Le accuse a carico degli imputati sono diverse. Maltrattamento di animali, l’abuso d’ufficio contestato ai due funzionari della Provincia, passando per il furto aggravato per cui è imputato il responsabile del centro di cattura. L’accusa più grave, ovvero quella di associazione a delinquere, è però caduta già in fase di rinvio a giudizio, mentre un cacciatore era uscito dal processo con il patteggiamento di 4000 euro.

Secondo l’On.le Zanoni, vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere degli animali al Parlamento europeo, quanto sta avvenendo, ovvero la prescrizione delle accuse propriamente legate la reato di bracconaggio, è assolutamente scandaloso.  «Questo vergognoso risultato è frutto del metodo Berlusconi – ha dichiarato l’On.le Zanoni – che sta salvando in parte gli imputati e sta mandando in fumo il faticoso lavoro del Corpo Forestale.  È gravissimo che, a causa dei tempi lunghi della giustizia italiana, la maggior parte dei reati rischino di andare in prescrizione, mandando in fumo il lavoro delle Forze dell’Ordine. Questo sistema giudiziario lentissimo – ha affermato Zanoni – ma soprattutto le sanzioni della legge sulla Caccia 157/92 che si prescrivono in soli tre anni, invece di funzionare da deterrente nei confronti di mascalzoni e bracconieri diventano quasi un incentivo perché, alla fine, i colpevoli hanno buone probabilità di farla franca. Fortunatamente i reati più gravi restano in piedi e si proseguirà il processo. Mi auguro che si arrivi a una condanna esemplare».

I reati ormai prescritti, sono infatti quelli di semplice “contravvenzione” che contraddistinguono tutte le sanzioni penali della legge sulla caccia. Blandi reati con tempi di prescrizione peraltro molto brevi. Nel processo di Treviso stanno infatti rimanendo in piedi i reati-delitti, con tempi di prescrizione più lunghi. Va comunque ricordato che non si è ancora arrivati neanche alla conclusione del primo grado di giudizio.

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