GEAPRESS – Per capire se trattasi di maschi o femmine, ai poveri uccellini viene effettuato (a vivo) un taglio nel basso ventre. La ferita viene tenuta aperta con degli stecchini e con una pinzetta, spostandone le interiora, viene ispezionata la parte sottostante alla spina dorsale. Il tutto per cercare i testicoli. Se maschio vengono ricuciti alla buona, patendo una mortalità superiore al 50/70 per cento. Se femmine, e perciò senza futuro canto, vengono gettate con il ventre aperto. Di norma, però, vengono uccise con lo schiacciamento della testa. Implumi, poveri nidiacei da avviare, dietro compenso, all’eterna sofferenza della gabbietta dell’uccellatore.

Tradizioni venatorie italiane, più volte documentate negli stessi interventi delle Forze dell’Ordine, ed ora pure agli atti del processo che si è aperto oggi a Treviso e che vede ben nove imputati alla sbarra. Due di loro sono dipendenti della Provincia. I reati contestati sono diversi e si intrecciano nel contesto delle autorizzazioni della Provincia di Treviso (Giunta Muraro) dei famigerati roccoli, impianti di cattura di uccellini selvatici a servizio dei cacciatori di capanno. I fatti sono accaduti tra il 2007 e il 2009.

In particolare, tra i capi di imputazione vi è il furto aggravato, il maltrattamento degli animali, la detenzione illegale, l’abuso d’ufficio, l’esercizio abusivo della professione di veterinario, la rivelazione ed utilizzazione del segreto d’ufficio e poi ancora detenzione e commercio di fauna protetta e particolarmente protetta. Un corredo criminale di tutto rispetto sul quale, però, incombe il rischio della prescrizione. Intanto, però, il primo punto è a vantaggio di LAC e LAV. Gli avvocati della difesa avevano infatti opposto numerose eccezioni, tutte rigettate. Un precedente specifico, dunque, che potrà servire per i successivi procedimenti che scaturiranno dalle altre operazioni di polizia che si sono succedute da quegli anni.

Un’operazione, quella di cui al processo di oggi, lunga e complessa. Gravi responsabilità addebitate ai due funzionari della Provincia, accusati, tra l’altro di aver fatto carte false per commerciare gli uccellini catturati nei roccoli, nelle vie del marcato illecito. Tra questi animali, vivi, morti, maltrattati o vivisezionati, rinvenuti dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato di Treviso, c’erano fringuelli, verdoni, crocieri, frosoni, peppole, rarissimi beccofrosoni, poiane, picchi rossi maggiori, il rarissimo picchio nero, tordi bottacci, tordi sasselli, cesene, faine, scoiattoli, prispoloni, allodole, colombacci. Il tutto avvenuto tra il roccolo Cordaz di Pianai di Cordignano (TV), le residenze di Vittorio Veneto (TV) e l’immancabile ristorante, in questo caso, però, addirittura della provincia di Pordenone.

Sul sistema giudiziario italiano lentissimo e sulle sanzioni da operetta che contraddistinguono la legge sulla caccia italiana, interviene l’eurodeputato Andrea Zanoni. Treviso, peraltro, è proprio la provincia di Zanoni che ora annuncia un suo intervento nei confronti della Commissione europea.

Non è possibile che i reati venatori siano tutti semplici reati contravvenzionali – denuncia l’On.le Zanoni – In soli tre anni invece di funzionare da deterrente nei confronti di mascalzoni e bracconieri, diventano quasi un incentivo perché alla fine hanno buone probabilità di farla franca”. Niente certezza della pena, dunque, per quelle sanzioni, ricorda l’On.le Zanoni, previste dalla più antica Direttiva europea di carattere ambientale, ovvero la direttiva “Uccelli”.

I roccoli, poi, sono, ad avviso di Zanoni, un vero obbrobrio che nessuna società civile dovrebbe accettare. Impianti dove con l’inganno delle reti da uccellagione, mezzi di cattura severamente proibiti dalla direttiva “Uccelli”, la 147/2009/CE, vengono catturati i piccoli uccelli migratori canori. Questi vengono poi consegnati ai cacciatori, per essere utilizzati come richiami vivi nella caccia da appostamento, ovvero detenuti per sempre in gabbie talmente piccole da non poter mai più aprire nemmeno le ali (vedi VIDEO).

Non è un caso che tra gli imputati del processo odierno vi siano proprio i roccolatori, una guardia e una dipendente dell’Ufficio caccia della Provincia di Treviso.

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