GEAPRESS – Nell’occhio del ciclone era finito un centro di cattura di poveri uccellini da destinare a richiami vivi per i cacciatori. Una di quelle attività più volte cassata dalle sentenze del TAR ma anche dalla Corte Costituzionale e purtroppo con reiterata volontà, autorizzata dai politici locali.

A Cordignano, in provincia di Treviso, finirono nei guai vari cacciatori trevigiani, friulani e veneziani. Cì andò di mezzo pure un ristoratore ed ovviamente il gestore dell’impianto che invece di lavorare secondo le disposizioni della Provincia, aveva messo su, secondo l’accusa, un mercato parallelo di uccellini vivi. Poi due funzionari della stessa Provincia di treviso, tra cui un guardiacaccia, accusati di abuso d’ufficio.

I fatti avvennero nel febbraio 2008, mentre di stamani è la notizia del rinvio a giudizio di nove partecipi. Caduta l’accusa di associazione a delinquere, sebbene i comportamenti messi in atto farebbero capo a numerosi reati: violazione della legge sulla caccia, maltrattamento di animali, abuso d’ufficio (per i due funzionari della Provincia) e il furto aggravato di uccelli.

Mi auguro che la giustizia accerti fino in fondo le responsabilità delle persone accusate di traffico illecito di uccelli da richiamo in provincia di Treviso”. Così Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV e Presidente della LAC Veneto commenta la decisione del giudice Silvio Maras di rinviare a giudizio ben nove persone accusate di bracconaggio nel trevigiano. “L’episodio è ancora più grave perché tra i coinvolti ci sono il responsabile del centro di cattura di volatili di Cordignano, un guardacaccia e perfino due funzionari pubblici”.

Per l’On.le Zanoni la gravità risiede non solo per gli specifici reati contestati, ma anche per il clima di fraudolenta convivenza tra controllori e controllati e solo a fini di lucro.

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