GEAPRESS – Avevano già dei sospetti e, per questo, erano stati intensificati i controlli. Lo scorso 23 luglio nel tardo pomeriggio i Forestali del Comando Stazione di Borgo Valsugana avevano rinvenuto un capriolo morto. Le modalità con cui era stato colpito l’animale aveva fatto ipotizzare l’uso di un’arma di piccolo calibro sulla quale era stato montato un silenziatore. Il bracconiere non era riuscito a recuperare il corpo, scoperto, invece, dai Forestali. Quindi i controlli serrati. Siamo nel Comune di Ronchi Valsugana, località Desene, qui i Forestali avvertono i suoni attutiti di altri spari.  E’ la conferma di quanto inizialmente ipotizzato.

La ricerca del bracconiere, che si avvalsa anche del personale del servizio di Custodia Forestale di Telve, coadiuvati dai Guardia Caccia dell’Associazione Cacciatori trentini, con l’ausilio di cani, ha portato infine ad una baita. Individuato il proprietario, un cacciatore 64enne, l’indagine a questo punto si è spostata nell’abitazione principale dell’uomo, in uno dei masi della zona bassa di Ronchi Valsugana. Il cacciatore è stato trovato in possesso di quattro caprioli maschi abbattuti e l’arma, una carabina calibro 22 (nella foto in gallery) regolarmente detenuta, dotato di silenziatore, ottica di precisione e puntatore a luce led per la caccia notturna, nonché di  alcuni trofei di capriolo e numerose confezioni di carne di selvaggina. Il silenziatore è considerato un pezzo di arma da guerra e ne è vietato il possesso.

L’uomo è una vecchia conoscenza di altro cacciatore – bracconiere fermato sempre dai Forestali di Borgo Valsugana una decina di giorni addietro a Roncegno. I due evidentemente condividevano anche la medesima pratica di bracconaggio. Anche nel precedente caso, infatti, l’uccisione degli animali avveniva con armi di piccolo calibro e silenziatore.

Nel caso di Roncegno, durante la perquisizione domiciliare erano stati rinvenuti un congelatore colmo di carne e numerose mandibole nell’armadio. Inoltre trofei ed animali imbalsamati (anche di specie protette) messi in bella mostra.

Il cacciatore bracconiere di Roncegno, che aveva per altro la qualifica di cacciatore esperto, già nel 2005, in altra operazione della Forestale, era stato trovato con un silenziatore. Grazie all’indulto aveva, però, estinto il reato mantenendo intatto il porto d’armi.

Il Corpo Forestale della Provincia autonoma di Trento, sottolinea la gravità di questo tipo di caccia illegale non solo per la fauna ma anche per la cittadinanza. L’uso, sempre più frequente di armi di precisione e silenziatori, ancorché utilizzate in zone abitate costituiscono un serio pericolo per l’incolumità pubblica. Per tale motivo tali pratiche di bracconaggio saranno contrastate senza sosta.

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