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GEAPRESS – Il tutto è partito dal ritrovamento di alcune trappole in laccio di acciaio rinvenute questa primavera a monte dell’abitato di Marter, nel comune di Roncegno Terme, in Valsugana. Le trappole erano state rinvenute nel corso dei controlli operati dalla Stazione Forestale di Borgo Valsugana, coadiuvata dai custodi forestali del Consorzio Custodia Forestale di Telve e dal supporto dei guardiacaccia della Associazione Cacciatori Trentini.

Il mese di aprile, riferisce la Provincia di Trento, è un momento delicato perché alcune specie di animali del bosco stanno per portare a termine i mesi di gestazione.

A seguito del ritrovamento dei lacci, gli agenti del Corpo Forestale della Provincia di Trento, hanno iniziato gli appostamenti, sebbene l’orografia dell’area e gli orari di operatività del bracconiere hanno reso l’indagine complessa e difficoltosa. I lunghi appostamenti e l’aiuto di fototrappole hanno consentito di accertare che il bracconiere si recava sui lacci circa ogni 15 giorni. Durante le ispezioni controllava lo stato di funzionamento delle trappole e prelevava gli animali che vi erano rimasti vittime, interessato solo ad eventuali trofei. Le carcasse venivano infatti lasciate a decomporsi nel bosco.

L’uomo, riporta sempre il Corpo Forestale, nascondeva il viso mediante un passamontagna nero, con solo dei piccoli fori circolari per occhi e bocca.

Gli inquirenti hanno così cercato di raccogliere più indizi possibili e di allargare le indagini per controllare persone con precedenti specifici operanti in zona. Gli spostamenti del bracconiere, il suo modus operandi e la fattezza dei lacci, hanno fatto però consentito di orientare i sospetti.

La sera del 21 luglio, alcuni agenti appostati e muniti di cannocchiale, scorgevano l’uomo uscire dalla sua casa e recarsi in auto su una stradina dalla quale partiva un sentiero che conduceva alla zona disseminata di lacci. Subito veniva allertata una seconda pattuglia che si portava in zona. Alla vista degli agenti la persona si dava però ad una precipitosa fuga ignorando più volte l’alt intimato dai Forestali. Aveva dunque inizio un inseguimento  attraverso boschi di robinia e rovi, piccoli prati e ghiaioni.

Durante la rocambolesca fuga il bracconiere si liberava dello zaino e gettava in un cespuglio il passamontagna nero, oggetti che venivano recuperati dagli agenti e sequestrati. La fuga si concludeva poco lontano, quando l’uomo è stato raggiunto.

A questo punto il soggetto si sarebbe giustificato in un modo quantomeno originale, ossia riferendo di essersi messo in fuga perché spaventato a causa di un incontro casuale con l’orso, avvenuto pochi minuti prima. Sul posto arrivavano altri forestali a supporto ed una pattuglia della stazione dei Carabinieri di Roncegno. Il bracconiere veniva accompagnato nei locali della Stazione Forestale di Borgo per ulteriori accertamenti.

Il giorno successivo, i forestali ritornati nei luoghi dove erano stati posizionati i lacci provvedevano al loro recupero rendendoli inservibili. L’uomo veniva denunciato all’Autorità giudiziaria con la contestazione di numerosi reati, inerenti il maltrattamento di animali con uccisione per crudeltà e senza necessità, attraverso l’esercizio della caccia con mezzi vietati. La zona è ora oggetto di ulteriore bonifica per escludere la presenza di altre trappole per la cattura della fauna selvatica.

La Forestale della Provincia Autonoma di Trento ricorda come Va  i lacci per la cattura della selvaggina risultano essere particolarmente dannosi in quanto gli animali vengono presi in modo non selettivo, a prescindere dalla specie di appartenenza, dal genere, e dall’età.

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