GEAPRESS – Vi sarebbe un’accesa rivalità tra diverse riserve di caccia, alla causa degli illeciti contestati nei giorni scorsi dal Corpo Forestale della Provincia di Trento. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, poi, anche numerosi sequestri di trofei di capriolo, cervo, camoscio e daino privi di certificato di origine, mandibole di cervo, garretti di camoscio, numerosi uccelli di piccola taglia, due fucili da caccia, munizioni di vario calibro, polvere da sparo e una balestra munita di ottica e relative frecce.

In tutto, ad essere indagati per violazione delle norme in materia venatoria sono quattro cacciatori e due bracconieri.

L’indagine, partita la scorsa primavera grazie al coinvolgimento della Polizia Locale, ha messo in luce una fortissima rivalità specie sul possesso dei trofei che non avrebbe fino ad ora portato alla scoperta di traffici illeciti. L’input alle indagini sarebbe arrivato anche a seguito della verifica dei dati sugli abbattimenti registrati dai cacciatori. Elementi che parrebbero avere evidenziato un’intensa attività di caccia agli ungulati in periodo di chiusura della stagione venatoria. Un ricco materiale fotografico avrebbe incastrato le bravate di alcuni residente in Valle di Chiese. Cinque Stazioni Forestali coinvolte, oltre al contributo fornito dai Custodi forestali dei due Consorzi di Vigilanza del Chiese e dai guardacaccia dell’Associazione Cacciatori Trentini.

Secondo quanto riferito in ambiente inquirente alla base di tutto vi sarebbe una passione malsana che avrebbe incrementato una smodata esibizione di trofei vantata anche con ricco materiale fotografico. Presenza di animali morti che non corrispondevano, però, ai dati di caccia denunciati. Un connubio di attività illecite che vede coinvolti cacciatori con regolare porto d’armi e bracconieri privi delle necessarie autorizzazioni. Poi le perquisizioni domiciliari e la scoperta dei resti oltre che dei numerosi volatili tra i quali pettirossi, peppole, cince, ballerine, lucherini.

Connubi caccia-bracconaggio rilevati anche dal Corpo Forestale della Regione Sardegna che la scorsa settimana ha denunciato quattro cacciatori nei pressi dello stagno di Santa Gilla. Avevano abbattuto, nelle due giornate di anticipazione alla tortora due germani reali incarnierati e piccioni domestici. Sequestrati, oltre a cinque uccelli, anche tre fucili.

Si trattava invece di uccellatori, quelli individuati dal Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Benevento, in contrada Olivola. Quattro uccellatori, che se la sono data a gambe alla vista della Forestale. Uno di loro è stato fermato e proveniva, come molto spesso accade, dalla provincia di Napoli. Un fiorente mercato clandestino, secondo il Corpo Forestale dello Stato, che vede coinvolti elementi del napoletano. Numerosi soggetti sono stati individuati, fino all’intervento di ieri, in territorio sannita.

Depauperamento del patrimonio faunistico locale, senza dimenticare, dice sempre la Forestale, che tale pratica cagiona gravi sofferenze ai malcapitati uccellini. Ammassati in numero spropositato in anguste gabbiette o reti, spesso legati con lacci e spille che talvolta finiscono col conficcarsi nella carne. Atroci sofferenze ed una mortalità elevata ancor prima di essere immessi sul mercato.

A metà strada tra l’attività di uccellagione e quella più tipicamente venatoria, altro intervento, ieri, del Corpo Forestale dello Stato. Ad intervenire il Comando Stazione di Cingoli, in provincia di Macerata. Ad essere sequestrati, in località Cervidone, batteria, timer ed un richiamo collegato ad un altoparlante. Il richiamo era della specie quaglia, altresì definito, in gergo, chiamaquaglia. Ad attenderla, il fucile.

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