GEAPRESS – Il noto bracconiere, come giustamente sottolineato dal Corpo Forestale dello Stato che lo ha fermato all’interno del Parco Nazionale della Sila, era in effetti un cacciatore con regolare porto d’armi uso caccia e con ben due precedenti specifici. Il primo, per avere cacciato su un terreno innevato. Violazione punita con una piccola sanzione amministrativa. Il secondo illecito riguardava proprio un precedente di caccia all’interno di area protetta, solo che il Decreto Penale di Condanna emesso dall’Autorità giudiziaria non è diventato esecutivo per opposizione dell’imputato. E così lui continuava a cacciare all’interno del Parco Nazionale da cacciatore-bracconiere, una sovrapposzione di ruoli di fatto consentita dalla legge di settore.

I Forestali dei Reparti di Cotronei e Gariglione, dipendenti dal Coordinamento Territoriale del C.F.S. per l’Ambiente di Cosenza, coordinati dal Dott. Giuseppe Melfi, hanno prima individuato la sua auto, un fuoristrada posteggiato in una strada interna al bosco. L’accesso alla stessa era stato sbarrato con pietre e cumuli di terra che ne rendavo difficile l’accesso.

Risaliti a lui dal numero di targa, i Forestali lo hanno poi individuato nel Parco mentre, imbracciato il fucile, stava cacciando accompagnato dai suoi cani. Opportunamente seguito è stato, poi, chiamato con il proprio nome. Il bracconiere, a questo punto, si è dato alla fuga. Ne è seguito un animato inseguimento finchè l’uomo ha cercato di raggiungere il fuoristrada nella speranza di potere sfuggire ai Forestali. Questi, però, si erano appostati anche nei pressi del mezzo e qui, infine, è stato fermato.

Dovrà ora rispondere di alcuni reati venatori. Nulla però potrà impedirgli di andare a caccia, dal momento in cui, salvo intervento del Questore, l’eventuale interdizione sull’uso per fini venatori dell’arma, è subordinata alla condanna definitiva o all’esecuzione del Decreto Penale di Condanna. Nulla, poi, può farsi nel caso di oblazione. Così prevede la nostra legge sulla caccia. Tutto pronto per ricominciare, dunque. Lo stesso sequestro del fucile con le munizioni, è infatti un atto dovuto che riguarda la specifica arma utilizzata per il compimento del reato. Deve rimanere a disposzione dell’autorità giudiziaria almeno fino ad evenutale accoglimento dell’istanza di dissequestro. Se in possesso di altra arma, la sua facoltà di cacciare rimene fin da subito immutata.

Nei giorni scorsi la Forestale aveva individuato altri sette cacciatori sorpresi in atto di bracconaggio all’interno del Parco Nazionale della Sila (vedi articolo GeaPress).

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