GEAPRESS – Un sasso con il verso della quaglia. Da quel prato arido si udiva con ossessiva ripetitività il verso della quaglia. Un richiamo elettromagnetico. La legge ne vieta l’uso ma non la vendita. Serve ad attirare le quaglie sotto il tiro del fucile. Una (comoda) carneficina.

Ai primi spari, si attiva subito Enrico Rizzi, coordinatore del PAE (Partito Animalista Europeo). Nel prato brullo, vicino ad un vigneto in Contrada Porcospino, in agro di Marsala (TP) si nota un uomo con fucile e tenuta mimentica. Tenta la fuga, subito interrotta dalla Forestale, congiuntamente al misterioso spegnimento del chimaquaglie. Lui, un cacciatore con regolare porto d’armi uso caccia, è una vita che si esercita nei luoghi. Classe ’42, decide così di impegnare ora il tempo libero di pensionato. Dice di non sapere nulla del chimaquaglie, anzi se la prende pure con i bracconieri.

Nei luoghi arriva, sebbene libero dal servizio,  l’Ispettore Superiore del Corpo Forestale della Regione siciliana, Alberto Vitaggio. Si inzia la perlustrazione dei luoghi, aiutati anche da Rizzi. Del chimaquaglie, però, sembrano essersi perse le tracce. Oltre mezz’ora di vane ricerche. Poi, la pantomima. Il cacciatore è anziano. Dice di essere sofferente, ha bisogno di un bicchiere d’acqua. I Forestali lo accompagnano subito alla sua macchina e mentre cerca di prendere una bottiglia con l’acqua, fa scivolare qualcosa all’interno del mezzo. E’ il telecomando, urla Rizzi, rimasto nei pressi. Lui, il cacciatore subito ripresosi dal malore, prima nega ma poi, innanzi l’evidenza dei fatti, ammette. Il telecomando viene azionato e da sotto un grosso sasso, parte il verso della quaglia. E’ lo stesso cacciatore, a questo punto, a disattivarlo (vedi foto).

Tutto finito? No. Il cacciatore-bracconiere prende il marchingegno e tenta di regalarlo alla Forestale. Ve lo regalo, mi fate 50 euro di amministrativo (il cacciatore non aveva segnato nel tesserino la giornata di caccia) e mi lasciate in pace. Poi, partono le minacce, essendo fallito il suo tentativo di corruzione.

Sequestro del fucile, del chiamaquaglie e denuncia per i reati venatori, tentata corruzione e minacce a pubblico ufficiale. Sconfortante la previsione del reato venatorio. Ammenda massima di tre milioni di lire (le ridicole cifre, non sono mai state aggiornate dal 1992). Essendo il reato di semplice contravvenzione (come tutti i reati venatori), il cacciatore – bracconiere potrà tentare l’oblazione e pagare una cifra ancor più ridicola. Potrà continuare a cacciare? Si, e da subito. Il fucile, infatti, viene sequestrato quale mezzo atto a compiere lo specifico reato, e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il porto d’armi e la stessa facoltà di cacciare, non possono essere messi in discussione. Salvo intervento del Questore.

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