GEAPRESS – Foto trappole ed azione diretta dei volontari. In tale maniera la LIPU sta cercando di prevenire l’azione nefasta dei bracconieri di rapaci. Gente senza scrupoli che preleva i pulcini direttamente dal nido per rivenderli, poi, ad allevatori compiacenti. Questi, a sua volta, riciclano sotto falsa copertura documentale, gli animali rubati alla natura. Questo secondo gli inquirenti della Forestale che lo scorso anno (vedi articolo GeaPress) sgominarono un vasto traffico di uccelli rapaci che dai nidi, prevalentemente siciliani, venivano inviati all’esterno per tornare in Italia con certificati Cites falsi. L’uso prevalente è quello della falconeria ed in particolar modo, sempre secondo gli inquirenti, quello degli spettacoli di rivisitazione medioevale comunemente finanziati da amministrazioni locali. E dire che prima del 1992 (quando cioè fu cambiata la legge sulla caccia) la falconeria in Italia era vietata.

Ora sotto il nido dell’Aquila del Bonelli, in provincia di Caltanissetta, ci sono i volontari della LIPU, ma anche del WWF, EBN, Italia Nostra e il FIR (Fondo Internazionale Rapaci). Quest’anno nessuno ha toccato l’aquila, sebbene qualcuno ha cercato di avvicinarsi ai luoghi. Il piccolo sta mettendo le piume e tra poche settimane spiccherà il volo. Negli altri nidi, di aquile ed altri rapaci, controlli periodici, telecamere e Forze dell’Ordine avvisate.

Stiamo lavorando a un progetto concreto – ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, Vicepresidente LIPU-BirdLife Italia – che da campo di volontariato potrà trasformare questa iniziativa in un’attività di studio e protezione dell’Aquila di Bonelli da effettuarsi con l’aiuto delle istituzioni locali e di organismi internazionali”.

Intanto per quest’anno, in aiuto del progetto è arrivato un contributo dal Presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che ha donato 1000 euro per l’iniziativa.
In Sicilia rimangono una ventina di Aquile del Bonelli (nella foto) e circa 80 Lanari, ovvero una specie di falco che la LIPU sta in particolar modo monitorando. Nel 2010 i furti ai danni dei nidi sono stati pari a un centinaio di lanari e tra i 10 e le 14  Aquile di Bonelli.

Uno strumento importante per combattere questo fenomeno – sottolinea la LIPU – sarebbe l’istituzione di una banca dati del Dna di questi animali, in modo da impedire la falsificazione dei certificati. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).