GEAPRESS – Sentenza n. 190 del 2011, ed ancora una volta la Corte Costituzionale si pronuncia contro la Regioni che emanano leggine farlocche per aggirare un reato, ovvero quello di uccellagione.

Questa volta i pinocchietti prendono le sembianze dalle regioni Lombardia e Toscana che dovranno adeguare, e si spera abbandonare, una delle pratiche venatorie più distruttive per l’avifauna.

Nello specifico, precisano alla LAC (Lega Abolizione Caccia) di Milano, si tratta della Legge della Regione Lombardia n. 16 del 2010 e di quella della Regione Toscana n. 50, sempre del 2010. Una illegittimità bipartisan, insomma.

Illegittimità costituzionale, così ha sentenziato la Corte Costituzionale, accogliendo i ricorsi della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ed è già la seconda volta in poco tempo, ricordano alla LAC, visto che la recente sentenza n. 266 del 2010 aveva bloccato le stesse due regioni per i provvedimenti relativi alla cattura di richiami vivi. Ovvero, in altre regioni, reato.

Ad essere violata è la cosiddetta Direttiva Uccelli ed a tal proposito la Corte Costituzionale ha rimarcato “la completa omissione di quasiasi cenno in ordine alla sussistenza delle condizioni e dei presupposti” di cui alla Direttiva.

Le reiterate violazioni sono da imputare, però, ai cittadini tutti sui quali, l’Unione Europea, sta avviando le procedure che porteranno ad una multa salata. Il raggiro messo in atto dal legislatore lombardo e toscano deriva altresì dal fatto che tali provvedimenti (poi impugnati) dovrebbero essere emenati con atto amministrativo. I filo-venatori sanno però che i veloci tempi di ricorso al TAR sarebbero compatibili con i tempi di sospensione dell’attività venatoria. Con una legge, invece, bisogna promuovere l’impugnativa alla Presidenza del Consiglio che valutato il caso passa alla Corte Costituzionale. I tempi, allora, sono più lunghi ed i cacciatori possono operare così come illegittimamente legiferato. 

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