pellegrino piombo
GEAPRESS – Ad ogni stagione di caccia, denuncia la LIPU, si ripete la strage di rapaci sui cieli della Toscana. Un massacro invisibile, di cui pochi sanno e di cui, evidentemente per ordini “superiori”, nessuno si deve occupare.

I rapaci dei quali la LIPU denuncia l’abbattimento, sono quelli ricoverati nel solo Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici della LIPU di Livorno. Tra questi sei falchi pellegrini feriti da colpi di arma da fuoco. Per alcuni di loro non c’è stato e non ci sarà lieto fine.

Secondo la LIPU i rapaci verrebbero centrati perché “disturbano” i richiami vivi nella caccia al colombaccio. Abbattuti nonostante siano specie particolarmente protetta e la loro cattura o uccisione sia punita penalmente.  Come al solito, il “picco” dei ricoveri coincide con quello della migrazione di tordi e colombacci e con le sparatorie domenicali sulle nostre colline e non riguarda solo falchi pellegrini;  sono stati ricoverati anche cinque gheppi, quattro poiane e quattro sparvieri e praticamente tutto quel che ha l’ardire di volare.

Diciannove rapaci soccorsi e portati al Centro Recupero in un mese significano decine e decine morti, abbandonati a marcire nelle nostre campagne.

Qualcuno dirà che chi fa queste cose non è un “vero cacciatore” – riporta la LIPU nel suo comunicato – Facilmente confutabile. Ma chi, mentre è a caccia, queste cose le vede  e non denuncia, cos’è? Indiscutibilmente un pessimo cittadino;  un complice nella commissione di un reato. Possibile che la giustizia scatti solo se qualcuno spara agli Ibisi eremita, come lo scorso anno, rimediando al nostro Paese una figura meschina su scala mondiale e alla Toscana un posto d’onore nei servizi di Striscia la Notizia?”.

Al vetriolo il commento sulla situazione venatoria italiana che, a detta sempre della LIPU di Livorno, sarebbe rimasta ancorata a scene simili a quelle del famoso film di Fantozzi, con molto di ”tragico” e assai poco di “comico”.

La denuncia della LIPU colpisce anche l’assetto normativo che sarebbe stato smantellato a livello regionale.

E’ stato ripristinato il nomadismo venatorio – denuncia la LIPU – sono state rese cacciabili specie protette introducendo “deroghe”, è stata reintrodotta la caccia per cinque giorni alla settimana (invece di tre) chiamandola “fruizione continuativa” e persino la caccia in primavera rinominandola “abbattimento selettivo” o “addestramento cani con sparo”.  Per la LIPU si tratterebbe di un “bell’esercizio di ipocrisia lessicale. Una regalia continua che porta alla situazione attuale, alla sicurezza dell’impunità,  ai sei pellegrini riempiti di piombo“.

A Malta, dove bracconaggio e malcostume venatorio sono un problema sociale, per porre un freno agli abbattimenti di rapaci e cicogne hanno interrotto per un mese la stagione venatoria. Ha funzionato, ovviamente. “In Toscana – si chiede la LIPU – cosa vogliamo fare? Continuare a far finta di nulla e raccontare che la caccia in Toscana è “eco-compatibile”? Oppure puntare sul turismo venatorio “attirando” i bracconieri delusi da Malta o dal Libano, visto che anche persino in quei paesi qualcosa in positivo si sta muovendo?

Giorni fa il Corpo Forestale dello Stato, commentando l’abbattimento di una Poiana nel cecinese, ha fatto giustamente “appello al buon senso dei cacciatori”. Una specie di “suvvia smettetela, per favore”. Crediamo che questo renda perfettamente idea dello stato attuale delle cose.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati