GEAPRESS – C’era che si era messo le orecchie da coniglio, e chi si era fatto disegnare le zampine degli animali nelle guance. Poi i fischietti, gli striscioni della LAC, dell’OIPA, della LIPU, le bandiere del WWF e tanti altri ancora. Le Associazioni vegane e le frasi di Ghandi, poi il manifesto con il fucile un pò …. moscio, e chi mostrava le foto dei cani impallinati. La LAV di Torino ed Animalisti Italiani, le bandiere della LIDA e tanti altri ancora. Soprattutto, a prescindere da bandiere e striscioni, tanta comunissima gente. Partiti in 2000 ma già 3.000, appena lasciata Porta Susa. Poi 4.000 e a quel punto non li hanno contati più, ed è stata una grande festa ricca di colori e di speranze. Anche se alla fine ci si è messo l’acquazzone. E’ andata bene e con cifre sempre maggiori rispetto alle passate edizioni di manifestazioni anti caccia. Come quella, già grande, dell’anno scorso in Veneto, ampiamente superata dai numeri di Torino. Il problema da affrontare questa volta era locale, fatto che amplifica ancor di più il significato delle migliaia di presenze. E’ il problema del referendum regionale anticaccia tenuto vergognosamente bloccato per ben venticinque anni.

Il responsabile piemontese della LAC, Roberto Piana, aveva gridato all’insorgere della società civile. E la società civile ha risposto. Gente onesta che non vede gli animali come schiavi, così come scritto in uno striscione di ieri pomeriggio a Torino, né tanto meno bersagli per divertimento.

Anzi di chi “uccide animali innocenti per puro divertimento“, così come ha voluto ribardire il Ministro del Turismo Michela Brambilla, in un messaggio di saluto inviato ai partecipanti. Un divertimento, dice sempre il Ministro, che “danneggia gravemente l’ambiente che è patrimonio di tutti“. E poi le Regioni, con le loro pre aperture ed altri favoritismi venatori con vizio di legittimità, “troppo spesso e troppo volentieri cedute alle lobby dei cacciatori e di chi li tutela” (… a dichiaralo è sempre il Ministro, nel messaggio inviato).

Siamo molto soddisfatti di come sia andata la manifestazione di ieri – ha dichiarato a GeaPress Roberto Piana Vicesegretario della LAC, Lega per l’abolizione della caccia – e spero che lo capiscano anche i politici piemontosi. Eravamo talmente in tanti che la testa del corteo, nel tipo di percorso che dovevamo rispettare, ha raggiunto la coda“.

Dati esatti sugli animali uccisi durante ogni stagione venatoria non ve ne sono – ha aggiunto Roberto Piana dal palco al termine della manifestazione – ma probabilmente sono oltre duecento milioni. Con la manifestazione di oggi diamo il via alla campagna del referendum contro la caccia al quale saranno chiamati in primavera gli elettori piemontesi.”

A Torino ed in tutto il Piemonte, la manifestazione è appena iniziata. Anzi è partita e mai fermata da un quarto di secolo, da quando, cioè, hanno impedito ai cittadini di esprimersi sull’uccisione di milioni di animali. Ora vogliono sparare ai lupi. Ha iniziato a proporlo il Piemonte ed è diventano negli stessi giorni un (finto) problema nazionale. Poi, sempre in Piemonte, hanno proposto di uccidere all’interno dei Parchi ed ora l’esplosiva idea, è diventata nazionale con il famigerato emendamento del Senatore Molinari.

Blocchiamoli. Diamo un segnale opposto, dal Piemonte.

Si preseguirà nei prossimi mesi, occorre organizzarsi e dare fiducia ai promotori locali. Occorre, cioè, il referendum regionale. Per ora, innanzi tutto.

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