GEAPRESS – Decotizziamo il Piemonte e l’Italia. Riprendiamoci la democrazia. Ovvero riprendiamoci subito il referendum anticaccia piemontese scippato dalle lobby venatorie dopo che, con mille sotterfugi, avevano tenuto in ostaggio la democrazia per ben 25 anni. Da quando, cioè, si sono raccolte le 60.000 firme che avrebbero dovuto subito condurre al referendum.

Questo si è detto ieri a conclusione della manifestazione anti caccia che si è svolta a Torino. Proprio ieri, se non fosse stato per lo scippo operato dalla Giunta del Presidente Cota ed in parte dal Consiglio piemontese, si sarebbe dovuto svolgere il referendum regionale.

Per Roberto Piana, del Comitanto referendario, il Piemonte rischia ora di avviare una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, avendo di fatto abolito le disposizioni che ottemperano a precisi obblighi comunitari. Questo perché per evitare il referendum è stata annullata la stessa legge regionale, ovvero è stato fatto venir meno l’oggetto del referendum.

Dal Piemonte – ha dichiarato Roberto Piana – ha inizio una stagione nuova. La manifestazione del tre giugno ne è la dimostrazione. Un punto di partenza vivo, come vivo è il Comitato che per 25 anni ha sostenuto il referendum. Una stagione – ha aggiunto Piana – che vedrà porre definitivamente in archivio la parola caccia in tutt’Italia“.

Sulla stessa linea d’onda anche l’On.le Andrea Zanoni, cha ha parlato dell’esigenza di “decotizzare il Piemonte e l’Italia“. Riprendiamoci la democrazia, era il motto imperante ieri pomeriggio a Torino. “Referendum” gridavano i manifestanti. “Referendum nazionale contro la caccia“, rilanciava Andrea Zanoni che ha ricordato l’assurdità dei richiami vivi, degli animali impallinati e di quelli feriti di cui quasi mai si viene a sapere.

Nel palco è stata poi letto il forte messaggio del Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky (vedi articolo GeaPress). Cittadini utilizzati come marionette e coinvolti solo in manifestazioni che non danno fastidio. Così si era espresso il Presidente Zagrebelsky, nel suo intervento di augurio fatto pervenire ai manifestanti.

Manifestanti che hanno percorso in numerose centinaia le vie di Torino. C’era Carla, da Milano, che quasi ringraziava Cota: “Così ci rendiamo conto a che punto siamo arrivati“. “Bisogna ripartire non abbassare mai la testa – aggiungeva Roberto, venuto apposta da Biella – E’ ora di rivedere la possibilità non solo di un referendum nazionale ma anche delle sue stesse modalità di svolgimento. Non è possibile che per non perdere c’è chi punta sul non raggiungimento del quorum. E’ una vigliaccheria che uccide innanzi tutto la democrazia“.

Tra i manifestanti anche Michele Di Leva, di Animalisti Italiani, sezione di Torino. Per lui “questo evento non è certamente solo per il referendum negato, ma per la democrazia negata, in quanto il referendum era e rimane un diritto costituzionale dei cittadini. Diritti – ha aggiunto Michele Di Leva – che non ci si può aspettare vengano rispettati da un Presidente di Regione, come il leghista Cota, che non ha nemmeno partecipato alla manifestazione del 2 giugno, festa della Repubblica, palesemente non gradita agli esponenti di questo partito, ma che hanno giurato fedeltà alla medesima“.

Poi tante bandiere. La LIPU, la LAC, il WWF, Legambiente e soprattutto il papero anticaccia che dimostra di esserci ed in perfetta salute. Affiliamo le armi, della democrazia, ovviamente. Quelle che non sono in uso ad altri e che hanno paura di un semplice confronto (vero e diretto) con gli elettori. E adesso, basta con la caccia, dice sempre il famoso papero. Senza se e senza ma, proviamo tutti a decotizzare.

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