GEAPRESS – Cinghiali, caprioli e chissà cos’altro capitava nelle trappole a lacci in acciaio piazzati da un bracconiere di Maglione (TO). Il Comando Stazione Forestale di Settimo Vittone lo ha fermato in flagranza di reato mentre, in località Cariondo, era intento a controllare un laccio metallico.

Si tratta di veri e propri strumenti di tortura. Il laccio funziona come un cappio. Vengono piazzati lungo i percorsi battuti dagli animali. I cinghiali rimangono in genere impigliati per il collo. Il capriolo, invece, più comunemente per una zampa. Appena iniziano a tirare per allontanarsi, il laccio inesorabilmente si stringe, fino a ferire l’animale e nei casi più gravi, provocando l’amputazione dell’arto bloccato.

Il bracconiere aveva piazzato due lacci dotati di morsetti e asole, pronti per l’attività di cattura illecita. Il tutto è stato posto sotto sequestro, mentre il bracconiere è stato denunciato e deferito all’Autorità Giudiziaria. L’uomo, già in precedenti occasioni, era stato segnalato per questo tipo di attività di caccia vietata dalla legge. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).