GEAPRESS – Ne hanno rivenuti tre in un’area di circa due ettari. Tutti uccisi a colpi di fucile da caccia. Chissà, però, se sono gli unici a cui ha sparato chi, non curante neanche della legalità (gli aironi sono specie protetta), non hanno ad abbatterli e abbandonarne i resti. Un vero e proprio tiro a segno, quello scoperto grazie ad alcuni canoisti nei pressi del fiume Calderari, nel Biferno.

La LIPU, intervenuta assieme al Corpo Forestale per recuperare gli animali, tuona sulla superficialità con la quale vengono concesse le licenze di caccia. Un pericolo evidente non solo per gli aironi, ma anche per l’incolumità pubblica. Molte delle aree dove si ripetono gli atti di bracconaggio sono, infatti molto frequentate dalle persone.

Intanto, i resti di questi aironi sono stati inviati al Centro Recupero Fauna Selvatica di Campobasso per le analisi del caso. In tutto l’anno sono stati ricoverati ben 260 animali in difficoltà, affidati alle cure dello staff di volontari e veterinari il cui compito è quello di fare il possibile per ridare la libertà agli animali. Proprio in questa struttura, però, si è riscontrato un sensibile aumento di animali protetti sparati, segno questo che il fenomeno del malcostume si sta diffondendo in modo preoccupante, forte anche dell’impunità che garantisce, spesso, finanche i più scellerati atti di bracconaggio. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).