GEAPRESS – Oltre al fucile e alle cartucce, riferiscono dalla Forestale, ai due cacciatori è stata rinvenuta e posta sotto sequestro, una rudimentale lancia di quasi due metri costruita artigianalmente. Di fatto un bastone alla cui estremità era fissata la lama che doveva servire, verosimilmente, a tagliare la gola al povero cinghiale. L’animale, all’arrivo della Forestale del Comando Provinciale di Terni, è stato trovato al chiuso di una gabbia trappola e con uno dei due uomini che stava per esplodere il secondo colpo di fucile. La prima fucilata, infatti, aveva mancato il cinghiale.

I fatti sono avvenuti la settimana scorsa a Rocca S. Zenone nel Comune di Terni. I due uomini erano stati notati dai Forestali, richiamati dal primo sparo. I bracconieri erano proprio a ridosso della gabbia. Si trattava di una grossa struttura in ferro lunga circa due metri, alta un metro e profonda novanta centimetri. La gabbia, riferisce la forestale, era stata appositamente realizzata per la cattura di fauna selvatica. Telaio in ferro incernierato al terreno per evitare ribaltamenti e chiusura a ghigliottina, con meccanismo che garantisce, cioè, l’immediato abbassamento della saracinesca d’ingresso non appena il congegno di sblocco al suo interno è sollecitato dal cinghiale. L’animale era stato attratto da semi di mais ed altre esche alimentari ritrovate all’interno della gabbia.

I due cacciatori di frodo sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Terni, in concorso tra loro per aver esercitato la caccia in periodo di divieto generale, ancor più in periodo di silenzio venatorio, per aver esercitato la caccia con mezzi vietati e per aver catturato un esemplare di fauna selvatica.

L’animale, ormai pochi secondi, e sarebbe morto. Il repentino intervento del Corpo forestale gli ha consentito di potere ritornare alla libertà.

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