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GEAPRESS – Una vera e propria mattanza. Così WWF e Gadit defiscono quanto messo in atto grazie alla delibera della Provincia di Teramo del 20 marzo scorso con la quale è stato deciso l’abbattimento delle volpi.

Di fatto, commentano le associazioni, si sarebbe così aperta la caccia alla volpe nel periodo primaverile quando tutta la fauna presente sul territorio è in fase produttiva. Oltre al danno sulle volpi, dunque, questa decisione starebbe creando enormi problemi a tutta l’altra fauna (caprioli, tassi, lepri, ecc.) che sarà disturbata da spari e cani da caccia durante una delle fasi più delicate della loro vita.

Per le associazioni, la decisione della Provincia rappresenterebbe inoltre l’ennesimo regalo alla lobby delle doppiette e non ha nulla a che vedere con la gestione della specie. Anzi, sarebbero molteplici gli elementi del Piano di abbattimento delle volpi predisposto dalla Provincia che potrebbero contrastare con la legge e con la corretta gestione faunistica.

Questi i punti messi in evidenza dal WWF e dalle Guardie Ambientali d’Italia:

1) il Piano prevede di procedere ad abbattimenti senza che siano stati messi in atto metodi ecologici di contenimento (prescritti dalla legge) nel caso in cui, per le volpi tutto da dimostrare, ci si trovi in presenza di un eventuale squilibrio ecologico;

2) il Piano prevede gli abbattimenti senza aver prima imposto la sospensione dell’immissione di fagiani e lepri di allevamento che, appena rilasciati in natura, proprio perché provengono da allevamenti, diventano facili prede delle volpi;

3) il Piano non ha nulla di selettivo perché consente la caccia a maschi e femmine, piccoli e maturi, senza alcuna distinzione. Inoltre l’utilizzo dei segugi rende particolarmente cruenta la caccia in questa fase in cui molti cuccioli di volpe appena nati saranno sbranati da cani da caccia mandati a stanare le volpi;

4) il Piano non si avvale dei suoi “selecontrollori” che la stessa Provincia ha formato attraverso corsi costati soldi alla collettività. Si preferisce dare la possibilità di caccia a tutti, allungando così il periodo di caccia oltre quello consentito dalla legge;

5) il Piano non prevede alcun controllo sui cacciatori che saranno coordinati da una guardia ecologica volontaria che è anch’essa scelta tra i cacciatori: in pratica controllore e controllato sono la stessa persona;

6) il Piano fa riferimento alla tecnica di caccia della “girata” e all’utilizzo del cane “limiere” che non vengono usati nella caccia alla volpe, ma nella caccia al cinghiale.

Sempre secondo le due associazioni il Piano predisposto dalla Provincia non avrebbe ricevuto il parere favorevole dell’ISPRA, l’Istituto scientifico nazionale che deve rilasciare pareri obbligatori sui piani di abbattimenti dopo averne verificata l’efficacia e il rispetto della normativa di settore. Per questo il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d’Italia manifestano tutta la loro contrarietà a questo modo di procedere da parte dell’Amministrazione Provinciale che starebbe così dimostrando di essere più interessata ad accontentare i cacciatori che a garantire una corretta gestione della fauna che è un patrimonio di tutti e non di una sola minoranza di cacciatori.

Il WWF Teramo e il Nucleo teramano delle Guardie Ambientali d’Italia chiedono alla Provincia di ritirare il Piano e di avviare un confronto sul tema della gestione faunistica che si basi su reali elementi scientifici e non sull’interesse del mondo venatorio.

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