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GEAPRESS – Una vittoria su tutti i fronti quella relativa alla Sentenza del TAR Lombardia, sezione di Milano, che la scorsa estate ha severamente censurato il comportamento della Giunta regionale in tema di richiami vivi. Due fronti che a guardare i numeri, non potevano neanche lontanamente immaginarsi contrapposti.

Da un lato due Avvocati per conto della Regione Lombardia, tre per la Provincia di Brescia ed altrettanti per quella di Bergamo. Quattro per l’amministrazione provinciale di Milano e due ciascuno per Como e quella di Monza e Brianza.  Sulla stessa barricata, altri quattro avvocati che hanno patrocinato due associazioni venatorie. Uno sbarramento di fuoco, verrebbe quasi da dire, che non poteva lasciare spazio ad oppositori.

Ed invece ha vinto l’altro fronte, saldamente mantenuto e difeso sul piano della legittimità amministrativa dagli avvocati Claudio Linzola e Lorenzo Platania del Foro di Milano. In quella sede hanno rappresentato la LAC, la Lega per l’Abolizione della Caccia. A nulla sono valsi i tentativi dei numerosi avvocati di salvare il loro imputato, ovvero la delibera della Giunta Regionale della Regione Lombardia n. 4036 del 12.9.2012.

Cosa aveva combinato  la Giunta lombarda? Ovviamente l’ennesima deroga al divieto generale di cattura di animali selvatici vivi. In pratica uccelli selvatici per la cessione ai fini di richiamo in favore dei cacciatori previsti nel corso della stagione 2012. In aggiunta a ciò era stato peraltro approvato un programma che avrebbe considerato anche gli anni 2012-2017.

Per la difesa dei numerosi Enti pubblici intervenuti, essendosi conclusa la stagione di caccia 2012, mancava la motivazione del ricorso. Per il TAR, invece, vi era ancora la seconda parte della Delibera, quella dei più anni, “pure acclusa nel medesimo atto“. Non solo. Sempre ad avviso della Sezione IV del TAR Lombardia presieduta dal dott. Domenico Giordano, appare “parimenti innegabile che una pronuncia di questo Tribunale favorevole alla ricorrente sarebbe destinata ad orientare e conformare l’attività amministrativa per le prossime stagioni venatorie, allo scopo di evitare la ripetizione di condotte contra legem, oltre ai possibili riflessi in relazione ad un ipotetico giudizio di tipo risarcitorio“. Dunque non solo giurisprudenza maturata ma anche  massima attenzione per gli amministratori locali perchè già in Veneto l’Eurodeputato Andrea Zanoni, da sempre sensibile alle problematiche di protezione ambientale e degli animali, aveva ricevuto manforte da parte della Presidente della Corte dei Conti, sulla possibile chiamata in ballo degli amministratori regionali a dover risarcire i danni in tema di strafalcioni venatori.

La IV Sezione del TAR della Lombardia, rilevando, a tal proposito, i precedenti già esistenti (tra cui la procedura d’infrazione europea) e sottolineando le incongruità del provvedimento di Giunta in tema di eccezionalità e moderato prelievo che dovrebbe caratterizzare una deroga alla legislazione europea, ha poi bacchettato un’altra tesi della difesa. Sembra, infatti, che sia stata sollevata una sorta di ingiustizia sociale sulla distribuzione dei poveri uccellini.

Cosa aveva combinato la difesa, nella fattispecie della provincia di Brescia? Essendo teoricamente disponibile l’alternativa degli uccelli di allevamento a quelli di cattura, gli avvocati avevano sostenuto, si legge nelle motivazioni del TAR, come “i costi per ottenere un singolo esemplare da allevamento sarebbero di molto superiori a quelli necessari alla cattura di un singolo esemplare in natura, sicché il consistente abbandono di tale prassi “renderebbe inaccessibile ai meno abbienti la fruizione dei richiami vivi, in spregio ai criteri di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa”, pregiudicandosi così l’interesse pubblico sotteso al servizio di erogazione di richiami vivi“.

In altri termini, i poveri uccellini allevati costano troppo e c’è chi non ha soldi.

Non è occorso molto al TAR di Brescia, per rispondere a tono. Questo proprio grazie all’ormai corposa giurisprudenza maturata. La sezione del TAR di Milano, richiamando quanto ribadito dalla sezione di Brescia ha così tranquillamente affermato che “malgrado il costo dei richiami vivi provenienti da allevamento sia ancora impegnativo, specie se confrontato con la distribuzione gratuita degli esemplari catturati operata dalle Province, ben potrebbero essere introdotti dei correttivi per evitare che l’esercizio di questo tipo di caccia sia precluso ai meno abbienti, ad esempio dando la precedenza ai soggetti con minor reddito nella distribuzione dei richiami vivi catturati“. Più chiaro di così?

Una lunga Sentenza e  numerosi Avvocati chiamati a difendere l’ennesimo provvedimento in materia che risulta ora impugnato. Il tutto, risolto in cinque parole del TAR “Il ricorso va pertanto accolto“.

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